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La Federazione Trentina della Cooperazione ha ottenuto la Certificazione UNI/PdR 125:2022

Federazione Trentina della Cooperazione su magazine qualitàLa certificazione si colloca all’interno di un percorso importante, che ha ricevuto un forte impulso nel 2017 con la nuova direzione, avente l’obiettivo di sviluppare una cultura organizzativa paritaria ed inclusiva in azienda. Per introdurre questa innovazione, la Federazione ha agito su più direttrici, dal modello organizzativo (ruoli, flessibilità, smart work, gestione manageriale della genitorialità…) al benessere organizzativo, per dare pari opportunità di crescita e realizzazione a tutti e tutte.

«Questa certificazione – commenta il direttore generale Alessandro Ceschi – rappresenta un percorso di sostanza e non di forma. Se nel 2017 i responsabili e le responsabili erano 25 di cui 21 uomini e 4 donne, oggi sono 24 di cui 13 uomini e 11 donne. Questi numeri rendono evidente il nostro impegno per creare le condizioni organizzative e culturali necessarie a valorizzare i talenti e le professionalità di tutti e di tutte, che costituiscono il patrimonio più prezioso di un’impresa labour intensive come la Federazione, nella sua attività di rappresentanza, assistenza, tutela, revisione e consulenza a favore delle circa 400 cooperative socie».

«Con la certificazione – aggiunge Giulia Comper, responsabile dell’Area Risorse Umane e Organizzazione – la Federazione si è impegnata in precise azioni per il superamento del Gender Gap che ancora mette all’angolo il nostro Paese nel confronto con l’Europa. Tutto questo partendo dal presupposto che il fronte più importante su cui serve agire è quello culturale, orientato a scardinare modelli e a valorizzare le differenze».

La questione di genere richiede infatti un vero superamento di schemi primariamente sociali, quali sono ad esempio quelli familiari: la leva culturale deve agire non solo sulle donne ma soprattutto sugli uomini affinché abbandonino modelli non più attuali per lasciare spazio a modalità nuove di essere e agire nelle relazioni. Ottimi quindi – per fare un esempio – i percorsi di empowerment femminile per rendere le donne più sicure delle loro potenzialità e delle nuove skill maturate con la genitorialità, e altrettanto buoni i corsi per valorizzare le competenze che gli uomini agiscono nel mondo del lavoro e che potrebbero essere capitalizzate anche in attività extra lavorative e familiari.

Il percorso certificativo

La Federazione si è presentata alla fase di adesione al percorso certificativo con un punteggio già molto alto, ovvero con l’80% dei parametri rispettati, quando per accedere era sufficiente il 60%. Un avvio eccellente in particolare rispetto agli indicatori quantitativi (retribuzione paritaria, selezioni paritarie…), frutto di una filosofia di gestione delle risorse umane fortemente radicata intorno al nucleo identitario che vede le persone al centro.

Il percorso certificativo è stato condotto con la società di certificazione Certifica s.r.l. unitamente all’importante apporto, in qualità di esperta tecnica, della prof. Barbara Poggio, Prorettrice alle politiche di equità e diversità dell’Università di Trento.

Come detto, la certificazione arriva a valle di un percorso di consapevolezza organizzativa cominciato più di un decennio fa. Non a caso la Federazione è stata nel gruppo delle prime aziende trentine, a partire dal 2009, a dotarsi della Certificazione Family Audit, che attesta tutt’oggi l’impegno nell’adozione di misure volte a favorire il bilanciamento tra vita e lavoro di lavoratori e lavoratrici. Sono state inserite in questo contesto misure come la flessibilità oraria, la formazione del management per favorire il cambio di mindset, la creazione dello Sportello “Contaci” etc.

Da quel momento numerosi sono stati i progetti sviluppati nell’organizzazione, primo tra tutti il sistema di gestione manageriale della genitorialità che ha permesso l’evoluzione della cultura interna di approccio al tema, contrastando le discriminazioni indirette, i blocchi di carriera, legati alle assenze per maternità e paternità. Qualche anno più tardi la progettualità interna è evoluta nella gestione delle risorse umane per fasi di vita, introducendo un principio di personalizzazione delle azioni a favore delle persone a seconda delle fasi di vita vissute dai singoli, con la consapevolezza che nel tempo mutano le esigenze di ciascuno e di conseguenza occorre modificare le modalità di supporto. Non si è però trattato di inserire strumenti di welfare, ma di nuovo patto con le persone in un’ottica “win win”: con il claim #iosonoimprenditivo l’azienda ha aperto a nuove e innovative modalità di attenzione alle persone a fronte di una maggiore responsabilizzazione di ciascuno con la consapevolezza che ogni fase della vita è un’occasione di cambiamento che permette di capitalizzare quelle competenze anche sul lavoro. Da qui numerosi i progetti di age management volti a far incontrare giovani e meno giovani in un’ottica di reverse mentoring di competenze e conoscenze.

Oggi, con la policy di lavoro agile, la Federazione ha convintamente continuato ad investire sul tema della responsabilizzazione dei singoli e della logica “win-win” con la piena consapevolezza che persone che stanno bene al lavoro e che riescono ad integrare senza attriti le diverse esigenze di vita, lavorano meglio e con più motivazione e soddisfazione.

Ma il percorso non è chiaramente finito e forse non lo sarà mai. Ad oggi in un’ottica di continuo sviluppo dell’organizzazione, la Federazione sta approcciando progetti che prevedono l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, di nuova gestione degli spazi fisici della azienda, di sviluppo di una managerialità diffusa e partecipativa nonché di forte valorizzazione dei singoli punti di forza che possono essere messi a sistema e a vantaggio dell’organizzazione per perpetrare quella logica di vittoria reciproca che convintamente caratterizza le imprese che considerano il benessere delle persone vero asset aziendale.

2024-02-26T14:38:17+01:00Febbraio 26th, 2024|Parità di Genere|
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