DNA per l’oliva taggiasca al fine di evitare truffe e falsificazioni

Oliva Taggiasca Magazine Qualità

Ogni cittadino che si appresti a fare un acquisto in ambito alimentare, spesso si pone il dubbio se ciò che sta riponendo nel carrello della spesa sia un prodotto originale o contraffatto.

L’olio extravergine taggiasco, ad esempio, più di una volta, è stato vittima di falsificazioni ed edulcorazioni.

La Coldiretti di Imperia ha recentemente lanciato un allarme in tal senso:una bottiglia di olio mostrava nell’etichetta la dicitura “Taggiasca” ma era in vendita all’insolito prezzo di 9 euro e mezzo al litro.Una volta fatto analizzare, è risultato che, seppur di qualità, l’olio era per lo più di origine greca e, solo in minima parte, composto da oliva Taggiasca.

“L’abuso della denominazione – spiega Domenico Pautasso, direttore della Coldiretti di Imperia – Può danneggiare molto i produttori locali. Dobbiamo riaprire la discussione sulla Dop Taggiasca, confrontarci e spiegare meglio le sue caratteristiche”.

Al Ministero delle politiche agricole è stata depositata una richiesta per cambiare il il nome della varietà per una Dop Taggiasca, da Taggiasca a Gentile ma, aldilà di questo, una Dop dovrebbe fornire garanzie in linea con le aspettative dei consumatori e le nuove risultanze scientifiche.

Il Comitato Salva Taggiasca, durante il convegno inaugurale di Olio Capitale, ha evidenziato che, per evitare di cambiare il nome della varietà utilizzato da secoli, si potrebbe ricorrere al DNA.L’analisi molecolare delle tracce di DNA,infatti, rappresenta un utile complemento alle analisi chimiche e alla tracciabilità documentale di filiera.

Il progetto Dna cultivar taggiasca – sottolinea Simone Rossi, presidente del Comitato Salvataggiasca – offre garanzia scientifica di qualità ai consumatori, potrebbe fare crescere l’economia legata all’olivicoltura di qualità – e quindi la remunerazione, con un maggiore recupero del territorio – e soprattutto semplificherebbe l’iter burocratico e amministrativo.Il futuro non potrà prescindere dal Dna, progetto che va ben oltre la Dop per la tutela dei consumatori. L’oliva di varietà taggiasca – conclude il presidente Rossi – è stata per secoli il sostentamento della gente del ponente ligure: l’indotto oggi si può quantificare in 70 milioni di euro. ll Dna controllato Cultivar Taggiasca è una carta d’identità, un “codice a barre biologico” che dirà al consumatore se nel vasetto con l’apposito logo ci sono – e senza ombra di dubbio – olive taggiasche o paté di olive taggiasche. La certificazione è molto semplice e ha costi contenuti: questo tipo di percorso è stato studiato dal Parco Tecnologico Padano di Lodi”.

2018-03-10T15:13:31+00:00 News|