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ISO 50001 per il Comprensorio 3 Cime Dolomiti

Il comprensorio sciistico 3 Cime Dolomiti persegue da anni con grande coerenza una politica di gestione ambientale e di sostenibilità dell’intera filiera, infatti i risultati e i riconoscimenti non si sono fatti attendere. Tra questi, la certificazione ISO per la produzione di energia idroelettrica secondo il sistema di gestione dell’energia ISO 50001.

Qui, già da generazioni molte realtà sono consuete produrre energia idroelettrica in maniera assolutamente naturale. Per il comprensorio sciistico, acquistare la cosiddetta energia verde è una priorità. Ma questo non è l’unico obiettivo raggiunto, perché anche il consumo di energia in sé è un aspetto importante. È un insieme di tante misure, in parte anche poco eclatanti ma comunque sempre efficaci.

«La certificazione ISO rileva tutti i consumi di energia elettrica, individuando anche dove viene prodotta e in che quantità, traendone le debite conclusioni» specifica Rudl Egarter, direttore tecnico del comprensorio.

Ad esempio, si è capito che è opportuno adeguare la velocità degli impianti, un dettaglio che in un comprensorio sciistico con ben 31 impianti di risalita, si traduce in una riduzione dei consumi decisamente non trascurabile. Anche la preparazione delle piste comporta un massiccio utilizzo di energia. Nel comprensorio operano da 10 a 15 gatti delle nevi, con una moderna gestione della flotta che consente di documentare con assoluta precisione i consumi di carburante diesel. È stato così possibile ottimizzare sia l’impiego dei veicoli che lo stile di guida in sede di preparazione delle piste. Oltre alla preparazione delle piste, una tematica di cruciale importanza è l’innevamento programmato. Rudl Egarter ricorda come prima molte cose venissero fatte necessariamente con una certa approssimazione.

Grazie alla certificazione, ora si hanno invece a disposizione molti più dati ed è possibile lavorare in maniera decisamente più efficiente. La produzione di neve, ad esempio, anche in termini di quantità, è più mirata alle condizioni meteorologiche e delle piste. Lo strumento utilizzato a tale riguardo è la misurazione della cosiddetta temperatura di bulbo umido, che consente di rilevare il rapporto tra temperatura e umidità dell’aria. «Non arriviamo più fino al limite massimo e miriamo più a una buona qualità della neve» prosegue Egarter. Più l’aria è secca, tanto migliore il risultato dell’innevamento. Iniziare a produrre neve già a -2°, come succedeva prima, dà infatti spesso risultati mediocri, con una grossa percentuale di fanghiglia e inutile dispendio di energia. Adesso l’innevamento è mirato e attentamente dosato, spesso anche a fasi molto brevi e durante la notte, in modo da approfittare delle tariffe notturne di erogazione della corrente. Anche la distribuzione della neve prodotta è organizzata diversamente. Si producono infatti meno cumuli di neve distribuiti in seguito con i gatti. Questo consente a sua volta di risparmiare ore di lavoro. Nell’ambito della certificazione ISO, per evitare eventuali perdite d’acqua anche le tubazioni del sistema di innevamento sono controllate. E così anche la gestione dei rifiuti è a sua volta riorganizzata. Questo pacchetto globale di misure garantisce al comprensorio sciistico sia costi più contenuti e maggiore sostenibilità che una migliore qualità della neve.

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2020-02-06T14:17:59+01:006 Febbraio, 2020|News|