Coopfond misura l’impatto per accelerare verso la finanza sostenibile

Sostenibili per natura. Coopfond – il Fondo di Legacoop improntato ai valori della mutualità e della cooperazione – alle prese con il primo Bilancio di sostenibilità ha provato ad analizzare i propri interventi per verificarne l’impatto. E i risultati sono stati confortanti: quelli che causano o potrebbero causare danni sono appena il 4,3% e viceversa quelli che portano benefici il 6%, mentre quelli finalizzati ad evitare danni arrivano all’85,1%.

Coopfond Gamberini su magazine qualità“L’emergenza sanitaria – spiega il direttore generale di Coopfond Simone Gamberini – ha messo al centro dell’agenda l’importanza ineludibile della sostenibilità.

Noi vogliamo far parte di questo cambiamento ponendoci come un catalizzatore di nuove risorse e un attivatore di nuovi soggetti della finanza d’impatto che raramente lavorano con le cooperative, e vogliamo orientare queste risorse alla sostenibilità e alla transizione digitale”.

Mettere mano al Bilancio di sostenibilità è stato un passo importante in questa strategia di riposizionamento. Per farlo il Fondo ha scelto di imparare dai migliori, utilizzando il framework promosso da Impact Management Project (IMP), una rete a cui partecipano rilevanti attori del mondo della finanza sostenibile come Root Capital, UBS e Snowball, i quali rappresentano delle best practice internazionali per quanto concerne la capacità di generare impatti positivi nel contesto in cui operano.

È stato così misurato il contributo del Fondo agli SDGs, analizzando gli interventi in portafoglio e riclassificandoli in quattro categorie. Il modello si basa sulla premessa che tutte le attività, e quindi tutti gli investimenti, generano effetti, positivi o negativi, su persone e pianeta. Questa analisi di dettaglio ha permesso di creare un collegamento tra i 436 interventi realizzati e i principali SDGs che il Fondo ha individuato come quelli principali per la natura delle sue attività.

La categoria che riunisce le presenze maggiori è quella degli interventi finalizzati a evitare danni, pari a circa l’85% del portafoglio, a riprova del fatto che lo scopo delle stesse cooperative, con cui Coopfond lavora, è di tipo mutualistico, quindi consiste nel soddisfare i bisogni espressi dai soci (di lavoro, servizi, casa, ecc.), invece di remunerarne il capitale tramite la distribuzione di dividendi, ed è inoltre parte della loro natura anche l’attenzione alla mutualità esterna, cioè agli effetti generati sulle comunità di riferimento.

Tra questi interventi quattro sono gli SDGs maggiormente gettonati:

  • 177 contribuiscono all’obiettivo numero 8 (lavoro dignitoso e crescita economica)
  • 30 all’obiettivo numero 2 (sconfiggere la fame)
  • 5 al numero 12 (consumo e produzione responsabili)
  • 1 all’obiettivo numero 11 (città e comunita? sostenibili)

Seconda piazza, anche se staccatissimi, per gli interventi con benefici per le persone o il pianeta: sono pari al 6,56% del portafoglio e riguardano principalmente interventi di Workers Buyout (WBO) e interventi destinati al sostegno della produzione di energie rinnovabili.  In particolare 52 interventi contribuiscono all’obiettivo numero 8 (lavoro dignitoso e crescita economica), 46 interventi all’obiettivo numero 10 (ridurre le disuguaglianze), 10 contribuiscono all’obiettivo numero 2 (sconfiggere la fame) e 9 al numero 7 (energia pulita e accessibile).

A fianco di un 4,3% di interventi che rischiano di provocare danni, troviamo un 4% di interventi che contribuiscono viceversa a individuare una soluzione. Sono principalmente interventi in cooperative sociali di tipo A (si occupano della gestione dei servizi socio-sanitari ed assistenziali, formativi e di educazione permanente) e di tipo B (si occupano della gestione di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate in diversi settori produttivi). Essendo soggetti ad una revisione annuale, è possibile monitorare in maniera costante le performance e i contributi delle cooperative sociali verso la propria comunità di stakeholder. L’SDGs più gettonato è certamente il numero 8 che incentiva una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti, seguito dal 10 (ridurre le disuguaglianze).

Analizzare l’impatto degli interventi realizzati finora è solo il primo passo, ma indispensabile per imboccare con efficacia la via di una finanza che diventa un sostegno forte, e reale, per la sostenibilità. “Abbiamo anche lanciato un primo bando – ricorda il direttore generale di Coopfond Gamberini – per finanziare i progetti delle cooperative per la transizione verso la sostenibilità, ma lo sforzo principale rimane quello di cambiare noi stessi. Stiamo lavorando per allacciare nuove partnership con soggetti già avanti nella finanza d’impatto e che finora hanno lavorato poco con la cooperazione, per aprire anche così nuove opportunità”.

2021-06-21T16:40:04+01:00Giugno 21st, 2021|Sostenibilità|
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