Agroalimentare e Gdo insieme sono più forti

Francesco Pugliese, CEO ConadLa distribuzione moderna ha dato un forte sostegno al settore agroalimentare italiano ma è altrettanto vero che le produzioni tricolori hanno aiutato non poco la Gdo.

Ne è probabilmente il miglior esempio Conad, l’insegna che più di tutte ha puntato sui cibi made in Italy riuscendo, anche grazie a questa scelta strategica, a crescere quando i concorrenti dovevano fare i conti con pesanti cali delle vendite. «Il cibo non è una merce o un bene qualunque; esso rappresenta per una comunità la sua identità culturale, la sua storia, le sue tradizioni, è intimamente legato alla sua natura e ai suoi saperi — afferma Francesco Pugliese, amministratore delegato di ConadQuesto vale ancora di più per noi italiani, che del patrimonio agroalimentare e della cultura enogastronomica abbiamo fatto un marchio distintivo conosciuto in tutto il mondo, che pian piano ha assunto anche un valore economico. Un valore aggiunto i cui benefici ricadono sull’intero Paese».

Partendo da questa convinzione, la scelta di adottare una politica di sostegno ai prodotti made in Italy è stata una logica conseguenza, favorita oltretutto dai vantaggi economici. I consumatori italiani, infatti, non solo richiedono le produzioni nazionali ma sono anche disposti a pagarle di più e questo trend si è ulteriormente rafforzato negli ultimi anni al crescere della consapevolezza di quanto una sana e corretta alimentazione sia importante per il benessere della persona. «Anche i consumatori apprezzano e cercano sempre con maggior frequenza prodotti made in Italy, per averli sono particolarmente attenti alla qualità — prosegue il numero uno del consorzio di dettaglianti — Un discorso che vale ancora di più per i prodotti locali e a chilometro zero, che sono diventati sinonimo di qualità, genuinità e di identità. Oggi c’è la ricerca di ciò che è caratteristico e tipico: si sceglie un alimento perché è un modo per assaporare l’essenza del luogo da cui quel prodotto proviene ».

Secondo Pugliese, comprare le eccellenze locali ha anche assunto un valore politico: «I consumatori lo interpretano come un modo per sostenere l’economia locale e i piccoli produttori, le nicchie di qualità che costituiscono il Dna dei nostri territori».

I numeri di Conad mostrano chiaramente come il management abbia fatto dei prodotti tricolori un pilastro del suo business: per i suoi prodotti a marchio, Conad si serve da circa 700 fornitori italiani; le cooperative aderenti al consorzio attivano sul territorio circa 6.200 fornitori locali, per un giro d’affari di circa 2 miliardi di euro, soprattutto nel freschissimo (ortofrutta, formaggi); il 95% dell’ortofrutta in vendita nei negozi della catena è italiano, quota che arriva al 100% per il latte, i formaggi freschi, i pomodori e altri vegetali in scatola a marchio Conad. Dal 2010, inoltre, la linea Sapori& Dintorni è diventata insegna e la promozione dei prodotti tipici passa attraverso una catena di 15 store distribuiti in diverse città italiane, in luo- ghi strategici come stazioni e aeroporti, una vetrina dei sapori regionali d’eccezione per tutti i turisti di passaggio, italiani e stranieri.

A questo si aggiungono poi le vendite all’estero attraverso la rete Alidis, il raggruppamento di insegne europee di cui fa parte. I prodotti raggiungono così molti degli oltre 20 mila punti di vendita di Eroski, Groupement des Mousquetaires, Edeka, Colruyt e Coop Suisse. «La nostra strategia si muove in più direzioni; da una parte diamo concreto supporto alle imprese agroalimentari italiane, selezionando fornitori nazionali per i nostri prodotti a marchio e per i freschi, dall’altro creiamo un ponte per mettere in contatto le eccellenze locali con i nostri clienti, e consentire così ai piccoli produttori di essere visibili su un mercato complesso e competitivo come quello del food — prosegue Pugliese — Lo facciamo attraverso la linea Sapori&Dintorni, che ci consente di portare nei nostri punti vendita il meglio della tradizione nazionale, dalle orecchiette pugliesi all’extravergine ligure, passando dalle mele dell’Alto Adige e dal prosciutto di Norcia. Un terzo delle referenze S&D ha la certificazione Dop o Igp e segue rigidi disciplinari; anche per gli altri due terzi il processo di selezione dei fornitori è molto rigoroso, diamo la priorità a coloro che utilizzano materie prime locali e utilizzano metodi di trasformazione e preparazione tradizionali, così da rispettare le tipicità ».

Affinché gli sforzi prodotti dalla Gdo non vengano vanificati, Pugliese conclude chiedendo al prossimo governo una maggiore difesa dei prodotti agroalimentari made in Italy in riferimento agli accordi di libero scambio che l’Unione Europea ha firmato con il Giappone e con il Canada: «L’Europa deve proporre una politica commerciale più equa e bilanciata. E il governo italiano deve battere i pugni a Bruxelles per chiedere una maggiore tutela delle eccellenze agroalimentari italiane sul mercato globale, soprattutto nei confronti dei falsi made in Italy, che provocano al nostro agroalimentare un danno stimato in 60 miliardi di euro all’anno».

Negli accordi con i due Paesi, infatti, vengono protette solo 18 Dop italiane (sulle 292 riconosciute dalla Ue) nel caso del Giappone e 42 in quello del Canada, aprendo così la strada ai falsi generi alimentari italiani che vengono prodotti in Australia o Nuova e venduti a Tokyo, oppure realizzati negli Stati Uniti e commercializzati nel vicino Paese nordamericano.

2018-02-28T10:52:49+00:00News|