Regione Veneto: acqua senza PFAS in soli dieci giorni

Acqua_PFASRegione Veneto: migliore qualità ai rubinetti grazie a nuove batterie di filtri.

L’acqua nelle case tornerà pulita. In dieci giorni gli abitanti delle aree contaminate dai PFAS potranno bere di nuovo l’acqua del rubinetto.

La notizia arriva alla vigilia del 6 ottobre, giorno dell’ultimatum dato dalle «Mamme del PFAS» che chiedevano alla Regione di rifornire le famiglie di acqua in bottiglia, pena una protesta collettiva e altre azioni disturbanti.

Abbiamo posto i limiti più restrittivi che ci siano al mondo – ha detto Nicola Dell’Acqua, direttore generale di Arpa e coordinatore della commissione Ambiente e Salute che si occupa di PFAS – Vogliamo garantire che ci sia acqua potabile nelle case. In Germania in un litro d’acqua il limite minimo di PFOA e PFOS, sottotipi della famiglia dei PFAS, è 100 nanogrammi e il massimo 500. Noi lo porteremo a 90 e a 40 nell’area rossa dei 21 comuni maggiormente colpiti“.

Nicola Dell’Acqua ha parlato con gli assessori all’Ambiente Giampaolo Bottacin e alla Sanità Luca Coletto in occasione di una conferenza stampa tenutasi il 29 settembre a Palazzo Balbi. Il direttore generale di Arpa parteciperà lunedì al tavolo con gli enti gestori e le comunità dell’area rossa.

Sul tavolo tre fasi da coordinare.

  • La prima, già avviata, è l’installazione di una nuova batteria di filtri.
  • La seconda è la realizzazione negli enti acquedottistici di piccole infrastrutture che permetteranno entro quattro mesi di migliorare ulteriormente la qualità dell’acqua, dal costo complessivo di 4 milioni.
  • Le prime due fasi servono per garantire l’acqua pulita in attesa del completamento in circa quattro anni della terza fase, la rivisitazione degli acquedotti che comporta una spesa di 80 milioni, già chiesti al Governo e in attesa di essere sbloccati dai Fondi Sviluppo e Coesione.

Non è stata l’unica richiesta a Roma. L’assessore Bottacin, nel corso di un incontro avvenuto giovedì a Roma con la commissione Ecomafie, ha chiesto che venga avviata una gestione di emergenza con un commissario che supervisioni gli interventi per velocizzarne i tempi. La procedura  di emergenza è stata richiesta perché la realizzazione di strutture più lunghe di 20 chilometri deve essere sottoposta all’approvazione della commissione VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Nella terza fase infatti si dovrebbe sia sostituire l’attuale pozzo di Almisano che intervenire nelle acque che scendono da Recoaro.

2017-10-03T12:19:55+00:00News|