PMI E CYBER RISK, CHE COSA FARE: IL 54% DELLE PMI INTERVISTATE HA GIÀ SUBITO UN ATTACCO INFORMATICO

Riservatezza, integrità, disponibilità; Informazione quale fondamentale bene aziendale; Sicurezza informatica; Fermo produzione; Reputazione.

Questi i concetti chiave che hanno accompagnato i relatori nel corso dell’evento “PMI e Cyber Risk, che cosa fare”, organizzato da A.P.I. – svoltosi a Monza nella splendida cornice della Villa Reale –

L’evento è stato l’opportunità per un confronto sul tema dell’Industria 4.0 e sulla sicurezza e gestione del patrimonio di dati e di know – how delle piccole e medie imprese.

Dopo i saluti istituzionali di Carlo Edoardo Valli, vice presidente della Camera di Commercio di Milano – MonzaBrianza – Lodi, sono intervenuti per un concreto confronto sul tema: l’ing. Claudio Provetti – presidente Federazione CISQ, membro del Board di IQNet, Co – Founder Laboratorio Industry 4.0 e Advisor per 4SPC -, il prof. ing. Diego Liberati – PhD, dirigente di ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche, docente al Politecnico di Milano, l’avv. Gian Paolo Valcavi – SCF Studio Legale, PhD, esperto in tema di Cyberlaw, e Antonio Bosio, Product & Solutions director Samsung Electronics Italia. Paolo Galassi, presidente A.P.I., ha presentato il punto di vista delle PMI.  Paolo Rossetti, giornalista de Il Cittadino di Monza e Brianza, ha moderato la tavola rotonda.

Relazione di Claudio Provetti – presidente Federazione CISQ, membro del Board di IQNet, Co – Founder Laboratorio Industry 4.0 e Advisor per 4SPC

I risultati del sondaggio effettuato a novembre sulle imprese associate hanno evidenziato importanti dati.

Alla domanda “La sua azienda ha subito un attacco informatico che ha generato dei danni?”

Il 54% delle pmi intervistate ha risposto di aver già subito un attacco informatico, nel 50% dei casi attraverso una banale mail, il 36% da un sito web, il 14% con un file infetto (usb..). Ovviamente con danni importanti, come il fermo produzione, in alcuni casi di qualche giornata, con conseguente perdita economica.  In Italia il problema è spesso sottovalutato, e, infatti, il 67% ha stanziato un budget per la sicurezza informatica solo dopo l’attacco, il 33% ritiene di non aver subito attacchi perché l’impresa è protetta, altri (il 25%) considerano l’azienda non appetibile. Solo il 38% è consapevole che, in azienda, ci sono dati e informazioni critici che hanno necessità di maggiore protezione.

Paolo Galassi, presidente di A.P.I. commenta: «I dati del sondaggio mostrano uno scenario interessante per le pmi, ma anche l’importanza di essere sempre informati e consapevoli dei cambiamenti e rischi che la digitalizzazione e l’informatizzazione comportano. Si tratta di un cambiamento del paradigma del “fare impresa”. Essere pronti e consapevoli consente di cogliere le opportunità e cavalcarle per il rilancio del sistema produttivo. Per le nostre imprese, che puntano sull’innovazione come elemento di sviluppo, il danno potenziale può essere enorme in caso di vulnerabilità dei sistemi informatici, che può significare consentire l’accesso in pochi secondi a segreti industriali, brevetti e innovazioni che hanno richiesto anni di ricerca e investimenti. E’ proprio il know how il valore dell’impresa. Bisogna prevenire e proteggere i dati, anche l’Europa lo chiede. Siamo alle porte dell’entrata di vigore del GDPR. Chiediamo ai governi locali e nazionale di intervenire subito per concretizzare il ritorno degli investimenti su Industria 4.0: rendere la Lombardia connessa attraverso la banda ultralarga, dare continuità agli incentivi economici e sostenere le iniziative di formazione e prevenzione specifiche per le pmi, l’asse portante dell’economia nazionale. Ricordo, non mi stuferò mai di dirlo, che l’Italia è il secondo paese manifatturiero d’Europa e come tale deve avere una politica industriale che punti alle piccole e medie imprese».

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2017-12-15T08:45:22+00:00 In evidenza, Industry 4.0|