Olivari al Salone del Mobile 2019 presenta quattro nuove maniglie disegnate da Citterio, Colombo, Pajetta e Casini

olivari Citterio su magazine qualitàNei suoi cento anni di storia Olivari ha sempre ricercato il massimo della qualità affidandosi alla creatività dei migliori architetti e designer. L’azienda sarà presente anche quest’anno al SALONE DEL MOBILE (PAD 22 STAND E28), dove verranno presentate quattro nuove maniglie disegnate da nomi illustri dell’architettura e del design internazionale – Antonio Citterio, Carlo Colombo, Max Pajetta, Luca Casini – unitamente a due maniglie “best of” di Rem Koolhaas e Zaha Hadid.

Lo stand è progettato dagli architetti Calvi Brambilla, che hanno scelto, come tema, “l’arte interpreta il design” e ci hanno raccontato: “In particolare ci siamo ispirati all’arte spazialista di Agostino Bonalumi, che utilizzava tele monocrome estroflesse mediante sagome inserite dietro la tela, in modo da creare effetti di luci ed ombre in relazione all’ inclinazione della sorgente luminosa. E dunque le maniglie, presentate non solo come oggetto di design, ma anche come “opere d’arte”, in cui vengono messe in evidenza per ognuna le linee costruttive caratteristiche e individualizzanti”.

NOVITA’

Antonio Citterio afferma “mi piacciono le maniglie non protagoniste”. La maniglia Milano infatti è pensata come una maniglia senza tempo, un evergreen. L’attenzione al millimetro nello spessore e al decimo nelle curvature ha permesso di ottenere una precisa percezione sensoriale e visiva di solidità e di classicità.  La maniglia Lugano di Carlo Colombo nasce con l’occasione del progetto della casa per un amico imprenditore, per la quale ho voluto creare un modello “su misura”. Con Olivari ha quindi lavorato su questa idea, con affinamenti atti a dare alla maniglia un aspetto elegante e delicato, in carattere con l’edificio e con gli arredi. L’ampia gamma di finiture proposte dall’azienda ha favorito la scelta e la decisione. Luca Casini ha voluto creare un oggetto semplice, ma elegante, che avesse una presa corposa e confortevole. Il risultato è stato ottenuto con Diva, in cui le superfici sono generate da due curve convesse contrapposte che traslano dalla rosetta all’estremità terminale del corpo secondo una curva che progressivamente si addolcisce.

Max Pajetta, come racconta Antonio Olivari che da anni conosce l’architetto afferma “il suo stile è molto razionale e controllato, ci siamo stupiti quando ci ha presentato il suo prototipo in gesso bianco, che esprimeva un segno forte e dinamico. Ci è piaciuto molto, era un segno che mancava nella nostra collezione.” La maniglia Vola nasce dopo tanti e tanti prototipi, tutti alla ricerca di un equilibrio estetico che contemperasse le esigenze tecnico – produttive e quelle ergonomiche. Il nome scelto per questa maniglia è evocativo e rende immediatamente l’idea della sua forma.

BEST OF

ABC di Rem Koolhaas è una maniglia-archetipo che nasce dalla semplicità della sezione quadrata. L’elementarità della geometria si presta ad essere un supporto ottimale per una serie di variazioni di finiture metalliche che generano innumerevoli possibilità di caratterizzazione e impatto nei diversi contesti. Ispirata al primo progetto di Zaha Hadid a New York City, un edificio residenziale situato accanto a High Line Park, la maniglia Chevron richiama il disegno a “chevron” della facciata del palazzo. Il design, una forma forte accentuata da delicate curve, segue lo stesso schema sperimentale su cui è stato costruito il progetto dinamico e innovativo di Hadid. Estratto da elementi architettonici di orizzontalità e simmetria dell’edificio di New York, il corpo della maniglia assume una forma potente e curva, che esalta il rapporto ergonomico tra la mano e l’oggetto, ottimizzandolo attraverso una serie di delicati ritagli del volume dell’oggetto.

ANTONIO CITTERIO

Apre il proprio studio di progettazione nel 1972 e si laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1975. Fra il 1987 e il 1996 è associato a Terry Dwan; insieme realizzano edifici in Europa e Giappone. Nel 2000 fonda, con Patricia Viel, una società di progettazione, attiva a livello internazionale, che sviluppa programmi progettuali complessi, ad ogni scala ed in sinergia con un network qualificato di consulenze specialistiche. Lo studio ha oggi assunto il nome di “Antonio Citterio Patricia Viel”. Nel settore del disegno industriale Antonio Citterio collabora attualmente con aziende italiane e straniere quali Ansorg, Arclinea, Axor-Hansgrohe, B&B Italia, Flexform, Flos, Hermès, Iittala, Kartell, Maxalto, Sanitec (Geberit Group), Technogym, TVS e Vitra. Nel 1987 e nel 1994 Antonio Citterio è stato premiato con il Compasso d’Oro-ADI. Dal 2006 al 2016 è docente di progettazione architettonica presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio (Svizzera). Nel 2008 riceve dalla Royal Society for the encouragement of Arts, Manufactures & Commerce di Londra l’onorificenza “Royal Designer for Industry”.

CARLO COLOMBO

Carlo Colombo si colloca nel panorama internazionale tra i più importanti architetti e designer italiani. La sua carriera, sin dagli esordi, si caratterizza per le collaborazioni con i più noti marchi del design Made in Italy, che annoverano, tra gli altri, prestigiosi nomi quali Antonio Lupi, Fontana Arte, Cappellini, De Padova, Flou, Franke, Bentley Home, Flexform, iGuzzini, Trussardi Casa, Moroso, Giorgetti, Poliform, Bugatti Home, Poltrona Frau, Teuco, Baxter, Varenna e Zanotta, per citarne solo alcuni. Oltre ai prodotti di design, Carlo viene coinvolto attivamente nello sviluppo di strategie aziendali e marketing di prodotto, elabora progetti grafici, è curatore di mostre e direttore artistico dei marchi che lo vedono protagonista. Dal 2011 insegna progettazione presso la De Tao Masters Academy di Beijing. L’attività progettuale, inizialmente concentrata sul design e la progettazione di interni, si estende progressivamente anche al settore dell’architettura, in Italia e nel mondo. Carlo è un professionista che crea progetti dall’alto valore artistico, riconosciuto dagli innumerevoli premi che hanno costellato la sua carriera.

MAX PAJETTA

Max Pajetta è nato a Milano da una famiglia con lunga tradizione di artisti. Dopo aver lavorato in importanti Studi italiani di Architettura e Design, all’inizio degli anni ‘70 fonda con il fratello Giorgio la CP & PR Associati e successivamente lo Studio Associato Giorgio e Max Pajetta. Dalla interazione tra i mondi dell’Architettura e del Design e grazie all’estrema versatilità che ha caratterizzato il loro approccio progettuale, sono stati sviluppati progetti e prototipi nei settori dell’architettura, dell’arredamento e del design. Questa esperienza ha portato a collaborazioni e consulenze con le aziende con cui hanno lavorato, sempre operando in settori di applicazione diversificati e offrendo un servizio di assistenza integrata, dalla prototipazione fino alla definizione dell’immagine finale.

LUCA CASINI

Apre il suo Studio di Disegno Industriale a Milano nel 1997, poco dopo essersi laureato in Architettura. Ha sviluppato progetti in diversi settori, spaziando dagli accessori moda alla gioielleria, alle posate, dai mobili ai complementi, alle edizioni artistiche, fino a prodotti di consumo realizzati in grandi serie. Ha collaborato con numerose aziende, tra le quali Colgate-Palmolive, Bic, Dupont, Elica, Fiam Italia, Fiat, Kimberly-Clark, Luxottica, Nike, Pedrali, Riva Boats, Ritzenhoff, Technogym, Unilever, WMF. Ha ricevuto molteplici premi e riconoscimenti internazionali. Alcuni progetti sono stati esposti in musei e mostre, in Italia e all’estero. ll suo linguaggio espressivo, lineare ma anche eclettico, si evolve da una matrice minimalista con accenti caratterizzanti e da una composizione essenzialmente “logica”, spesso legata alla funzionalità dell’oggetto, fino a ricerche formali più elaborate e comunicative o astratte, sempre connotate da una particolare armonia ed eleganza nel segno.

REM KOOLHAAS

Rem Koolhaas (Rotterdam, 1944) ha fondato nel 1975 l’ Office for Metropolitan Architecture (OMA), insieme a Elia e Zoe Zenghelis e Madelon Vriesendorp.
Si è laureato presso l’Architectural Association di Londra e nel 1978 ha pubblicato “Delirious New York: Un manifesto retroattivo di Manhattan”. Nel 1995, il suo libro “S, M, L, XL” ha riassunto il lavoro di OMA in “un romanzo sull’architettura”.
Dirige il lavoro di OMA e di AMO, il ramo di ricerca di OMA, operante in zone al di fuori del regno dell’architettura, come i media, la politica, le energie rinnovabili e la moda.
Koolhaas ha vinto diversi premi internazionali tra cui il Pritzker Architecture Prize nel 2000, il Praemium Imperiale, nel 2003, il Leone d’oro alla carriera alla Biennale di Venezia del 2010, il RIBA Award Charles Jencks nel 2012, e la Johannes Vermeer Prijs nel 2013.
Koolhaas è professore all’Università di Harvard dove dirige il Progetto sulla città. Nel 2014, ha diretto la 14 ° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, dal titolo Fundamentals.

ZAHA HADID

Nata a Baghdad e naturalizzata britannica, Zaha Hadid (1950-2016) si colloca sulla scena dell’architettura contemporanea come una delle figure più note per il suo stile versatile e suggestivo, di grande fascino e impatto. Negli anni settanta si laurea in matematica a Beirut, quindi studia architettura a Londra. Dopo aver aperto il proprio studio nella capitale britannica (1980) riceve il primo importante riconoscimento internazionale già nel 1983, vincendo il concorso per The Peak Leisure Club di Hong Kong. Numerosissimi i riconoscimenti internazionali, tra cui spicca il premio Pritzker (2004), per la prima volta assegnato a una donna; il Design of the Year 2014 per l’Heydar Aliyev Center di Baku e la Royal Gold Medal RIBA (2016). In ambito non strettamente costruttivo, a dimostrazione di una creatività che abbraccia molti campi del design e dell’interior, si evidenziano anche le collezioni di scarpe Lacoste (2008), e i lavori per Louis Vuitton e Swarovski. Tra le mostre dedicate alla sua opera, segnaliamo quella al Palazzo d’Inverno dello State Hermitage Museum di San Pietroburgo (2015).

OLIVARI B. S.p.A., 100 ANNI DI STORIA

Nei suoi cento anni di storia la Olivari ha sempre ricercato il massimo della qualità affidandosi alla creatività dei migliori designer ed architetti. Di generazione in generazione la famiglia Olivari ha tramandato fin ad oggi l’attenzione per i dettagli, la ricerca dell’innovazione e soprattutto la passione per il lavoro.

L’azienda è certificata UNI EN ISO 9001:2015 e UNI EN ISO 14001:2015 con ICIM.

Gli inizi

Battista Olivari fondò l’azienda nel 1911 a Borgomanero, in provincia di Novara, dove ancora oggi si trovano gli stabilimenti ed avviene l’intera produzione di maniglie. Nel 1926 gli succedette la moglie Antonietta Ramelli, a quell’epoca una delle poche donne a capo di un’azienda, e già negli anni Trenta iniziarono le prime collaborazioni con i più importanti architetti italiani dell’epoca: Marcello Piacentini e Gio Ponti.

Dopo la guerra

Dopo la seconda guerra mondiale la ditta, passata nelle mani dei fratelli Ernesto, Ambrogio e Luigi, contribuisce alla ricostruzione lavorando fianco a fianco non solo con Gio Ponti, che disegna un classico come la maniglia Lama, ma anche con architetti della statura di Franco Albini, Ignazio Gardella, Angelo Mangiarotti, Luigi Caccia Dominioni e i BBPR. Questi progettisti disegnano maniglie di grande bellezza appositamente per i loro edifici, che poi rimangono nel catalogo Olivari. Alcune di queste sono tutt’oggi in produzione, testimonianza di una qualità estetica senza tempo.

Gli anni Sessanta

A partire dagli anni Sessanta la Olivari, alla ricerca di soluzioni progettuali sempre nuove, decide di coinvolgere i maggiori esponenti del design italiano, come Sergio Asti, Marcello Nizzoli e Joe Colombo. Nello stesso tempo non smette di seguire l’evoluzione della tecnologia: è così che nel 1959 introduce sul mercato Bica, la prima maniglia in alluminio anodizzato, e nel 1970 Boma, la prima maniglia in resina colorata: entrambe diventano rapidamente due iconici best-seller.

Gli anni Ottanta

Negli anni Ottanta l’azienda passa progressivamente alla terza generazione della famiglia Olivari, che inizia a fare esperienza e ad apportare il proprio fresco entusiasmo. Vengono chiamati nuovi progettisti: Giorgetto Giugiaro, Ferdinand A. Porsche, Rodolfo Bonetto e Giotto Stoppino, che vince il Compasso d’Oro con la maniglia Alessia.

Gli anni Novanta

Il decennio successivo è segnato dalla proficua collaborazione con Alessandro Mendini, che in qualità di art director ripensa l’immagine dell’azienda e la porta a riscoprire le proprie radici, con il libro: “L’ architettura presa per mano. La maniglia moderna e la produzione Olivari”.  Arrivano così le maniglie di Paolo Portoghesi, Oscar Tusquets, Andrea Branzi, Massimo Iosa Ghini e Vico Magistretti. 

Gli anni Duemila

Con gli anni Duemila si assiste al rinnovamento dei processi produttivi, altamente automatizzati e compatibili con l’ambiente, e all’introduzione delle finiture Biocromo e Superfinish. Rodolfo Dordoni, James Irvine, Piero Lissoni, Patricia Urquiola sono alcuni dei designer coinvolti, ai quali si aggiungono grandi protagonisti dell’architettura contemporanea: Shigeru Ban, Steven Holl, Toyo Ito, Daniel Libeskind e Dominique Perrault. 

Gli anni Duemiladieci

All’inizio degli anni Duemiladieci, si festeggia il centenario dell’azienda e viene realizzato il libro: “Macchina semplice. 100 anni di maniglie Olivari”, presentato in Biennale Architettura a Venezia e in Triennale a Milano. Grandi progettisti contemporanei, quali Piero Lissoni, Rodolfo Dordoni, Patricia Urquiola, Jean Nouvel, esprimendosi con linguaggi diversificati, creano maniglie minimali, ergonomiche, scultoree, ironiche. E poi ancora UNStudio, Zaha Hadid, Rem Koolhaas, Marcel Wanders e Vincent Van Duysen …ed oggi Antonio Citterio, Carlo Colombo, Max Pajetta e Luca Casini….

2019-06-05T12:58:37+01:00News|