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Oggi parliamo di Whistleblowing e Terzo Settore con il Dottor Giorgio Fraschini

Dottor Giorgio Fraschini

Nel mese il Dicembre 2023 è entrato definitamente in vigore il DL 24/2023 sul tema del Whistleblowing che diventa obbligatorio per i soggetti pubblici e per i soggetti privati con almeno 50 dipendenti.

Il Whistleblowing consiste nel denunciare, anonimamente, in ambito lavorativo, comportamenti illeciti, frodi, atti od omissioni, di cui si è venuti a conoscenza, che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica o dell’ente privato.

Come impatterà tutto questo anche nel Terzo Settore lo abbiamo chiesto a Giorgio Fraschini –  coordinatore del progetto WhistleblowingIT, nato grazie alla volontà di Transparency International Italia e dell’Impresa Sociale Whistleblowing Solutions di mettere a disposizione di tutte le organizzazioni pubbliche e private una piattaforma sicura per la gestione delle segnalazioni, insieme a un insieme di raccomandazioni e buone pratiche per efficaci procedure di whistleblowing. 

Buon giorno Dott. Fraschini e grazie per la Vs. disponibilità a rilasciare questa intervista. Secondo Voi, come impatterà, in termini generali, l’obbligo del Whistleblowing nel Terzo Settore nei prossimi mesi ? Le figure apicali che governano Enti Non Profit sono pronte, secondo Voi, a questo salto di trasparenza ed etica ?

Io credo che dobbiamo pensare al whistleblowing come un’opportunità. Pensare a obblighi di regolamentazione dell’istituto dipende solamente dal fatto che questo tipo di processi, cioè la gestione confidenziale di segnalazioni relative a irregolarità o illeciti riportate internamente da lavoratori o soggetti connessi, è un qualcosa di estraneo alle nostre dinamiche lavorative. Io credo che in parecchi enti esista già una sensibilità di questo tipo, un’attenzione al benessere dei lavoratori e a favorire una cultura del dialogo. 

Secondo Voi, quali potrebbero essere i contraccolpi primari nelle organizzazioni più strutturate del Terzo Settore ? Aspetti di carattere finanziario (per prevenzione delle frodi), o nella gestione dello styling verso i volontari… oppure nella corretta adozione di strategie ed azioni in rispetto dei diritti in materia di sicurezza, igiene e salute ?

La preoccupazione è che per molti soggetti questo venga percepito come l’ennesimo onere amministrativo a cui adempiere, senza che venga compreso il valore positivo che il whistleblowing può generare per identificare e correggere anomalie interne. C’è anche da dire che la legge ha previsto l’obbligo di implementare canali interni per tutte le organizzazioni con almeno 50 dipendenti o anche con numero inferiore, nel caso in cui queste abbiano adottato un modello organizzativo. Per alcune di queste realtà, specialmente per quelle con un numero di dipendenti esiguo, aver previsto un obbligo sembra certamente una forzatura. Escludo qualsiasi tipo di contraccolpo, se non un onere procedurale ed economico. 

E’ vero che ogni strumento utile può concorrere al miglioramento del senso della legalità, ma se poi le informazioni di cui alle segnalazioni arrivano proprio a quelle figure (magari con ruoli sovrapposti di controllore e controllato) che sono segnalate non sarebbe un controsenso, seppur segnalazioni anonime ?

Ricordiamo però che il canale interno è solo uno dei canali a disposizione dei segnalanti, che possono rivolgersi anche all’Autorità Nazionale Anticorruzione, possono effettuare eventualmente una denuncia in procura e che, in base a determinate condizioni, possono addirittura fare delle divulgazioni pubbliche. È irragionevole pensare che un soggetto ricorra a canali interni non solo quando il ricevente corrisponda al soggetto segnalato ma anche quando questo sia in possibile conflitto d’interessi con i fatti trattati. A quel punto il segnalante sceglierà tra rimanere silente o scegliere un canale alternativo a quello interno.

Se doveste indicare Voi una linea guida organizzativa per la migliore utilizzazione dello strumento di Whistleblowing, come suggerireste alle organizzazioni di strutturarsi e di agire ?

Ci sono molte raccomandazioni. Innanzitutto è importante attuare una procedura improntata a garantire la riservatezza di tutti i soggetti coinvolti nella segnalazione (segnalante, segnalato, altri soggetti menzionati nella stessa). A tal fine è necessario predisporre una pluralità di canali, tra cui è sicuramente consigliabile una piattaforma informatica crittografata.

Altri elementi da tenere in considerazione sono certamente un’attenta selezione del soggetto ricevente, che deve essere dotato dei poteri e degli accessi necessari per poter svolgere attività di accertamento rispetto ai fatti segnalati senza la necessità di richiedere, di volta in volta, autorizzazioni specifiche.

Infine, è chiaramente opportuno dar visibilità all’istituto, rendendolo di facile conoscibilità e accessibilità per i potenziali soggetti segnalanti.

Come lo strumento di Whistleblowing può salvaguardare i diritti anche dei donatori affinché le loro azioni non siano rese vane ?

La nuova normativa ha enormemente allargato la platea dei potenziali soggetti segnalanti, includendo qualsiasi soggetto legato all’organizzazione con una relazione lavorativa, ben al di là dei soli lavoratori dipendenti; si pensi che possono effettuare oggi segnalazioni tutelate anche ex dipendenti o collaboratori e anche soggetti in fase di selezione o prova. Questo rende lo strumento un potenziale veicolo di informazioni utilissime anche provenienti da soggetti altri rispetto ai flussi ordinari delle organizzazioni.

Sarebbe auspicabile che nelle procedure di gara e anche nell’attribuzione di fondi o finanziamenti, potenziali donor dessero valore nell’aggiudicazione a organizzazioni che hanno implementato anche procedure di whistleblowing per la prevenzione o il tempestivo riscontro di reati o irregolarità interne. 

Lo strumento di Whistleblowing come potrebbe integrarsi con uno Schema di Certificazione per gli Enti del Terzo Settore quale OLC 2015 che, nella sua ultima revisione, ha inserito anche la compliance al DL 24/2023 ?

Mi sembra assolutamente in linea con una certificazione di questo tipo, fortemente orientata a promuovere ambienti di lavoro integri e sicuri. Il whistleblowing ha esattamente questa vocazione, aiutare la creazione di un ambiente in cui vengano individuate eventuali criticità che possano danneggiare interessi collettivi.

Del resto anche l’art. 7 della legge delega 106/16 recita al comma 2 che “il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, nell’ambito delle attività di cui al comma 1, promuove l’adozione di adeguate ed efficaci forme di autocontrollo degli enti del Terzo settore anche attraverso l’utilizzo di strumenti atti a garantire la più ampia trasparenza e conoscibilità delle attività svolte dagli enti medesimi”.

Per ulteriori informazioni è possibile contattare il Dottor Giorgio Fraschini del progetto WhistleblowingIT inviando una mail a info@whistleblowing.it

Giorgio Fraschini –  Coordinatore del progetto WhistleblowingIT –  Laureato in Giurisprudenza, si occupa da sempre di whistleblowing. Entra a far parte del team di Transparency Italia nel 2009, dove nel 2014 diventa responsabile del servizio ALAC – Allerta Anticorruzione con il quale l’associazione supporta i cittadini che vogliono segnalare un illecito. Nel 2016 collabora attivamente alla stesura della legge che attualmente tutela i whistleblower nel nostro Paese. Oggi continua ad assistere i segnalanti che si rivolgono ad ALAC, gestisce il servizio WhistleblowingIT per l’implementazione di una piattaforma di segnalazione nelle Pubbliche Amministrazioni e nelle società private, tiene corsi di formazione e monitora il funzionamento delle norme in materia di whistleblowing.

Comunicazione a cura della Redazione con il contributo di Aachen

2024-02-05T12:28:46+01:00Febbraio 5th, 2024|Terzo Settore|
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