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Oggi parliamo di Terzo Settore con Riccardo Taverna

riccardo taverna su magazine qualitàScandalo Ferragni – Balocco – Quali ripercussioni tra aziende, donatori ed influencer

Il recente scandalo sulla falsa o ritardata beneficienza – caso Ferragni – Balocco – ha nuovamente messo sotto i riflettori il tema delle donazioni e del Terzo settore e l’inutilità della riforma Renzi-Poletti-Bobba in materia di controlli o meglio – di mancati controlli – preventivi, dopo altri recenti scandali e frodi ben più clamorosi.

Abbiamo interpellato il Dottor Riccardo Taverna esperto di Comunicazione e di Terzo settore in particolare sui vari errori strategici commessi (il versamento dell’importo a favore dell’ospedale beneficiario annunciato è avvenuto solo dopo che le cronache hanno scoperchiato la quasi frode) e quali attenzioni è meglio che i donatori e sottoscrittori dovranno adottare onde prevenire future nuove e più pericolose frodi.

Dottor Taverna, Lei è considerato un guru della comunicazione ed in particolare sui temi etici e di sostenibilità. Quale errore grave ha commesso la influencer Ferragni quando nel suo video, struccata e quasi in lacrime, ha parlato di “ errore di comunicazione “ ?

La ringrazio per avermi invitato e grazie per il “guru”, anche se mi sento tale più “ culture “ e “studioso” dei fenomeni di comunicazione moderna su temi legati alla beneficienza ed alla sostenibilità in ottica preventiva di green washing.

Venendo al nocciolo della questione Chiara Ferragni nel suo video di scuse ha sbagliato tutto : strategia, modalità, tempi e toni. Infatti, se è vero che ha chiesto scusa con un video messaggio, nel contempo, ha insistito nell’affermare dire che si è trattato di un errore di comunicazione, cercando di sminuire l’accaduto. Ha commesso poi un grave errore “ istituzionale “ affermando pubblicamente  che avrebbe impugnato il provvedimento qualora l’authority avesse confermato la sanzione, ritenendo la penale un sopruso dimenticando che In Italia la responsabilità non è un concetto vago. La differenza tra chiedere scusa e assumersi la responsabilità è fondamentale e chi si assume la responsabilità non deve giudica le opinioni ingiusti e i provvedimenti sanzionatori.

Molti mi chiedono “ C’è stato un momento in cui è stata “sincera e credibile ”? “ Si. Quando dichiarato che avrebbe versato 1 milione di euro nelle casse dell’ospedale. In quel frangente, ha volutamente cambiato tono. Si è preoccupata che gli spettatori comprendessero bene quella del messaggio assumendo un tono più mansueto e suadente…quasi da vittima di una macchinazione.

Sui media già molte aziende hanno preso le distanze per evitare che i loro brand fossero accumunati e diventassero boomerang negativi. Cosa ci si può aspettare per il futuro in materia di influencing? 

Non penso che gli influencer, soprattutto i migliori influencer…quelli “ responsabili “  subiranno un danno come categoria per la vicenda Ferragni. Sono parte integrante dell’economia sul Web. Il consiglio che lancio a tutti è quello di essere più trasparenti possibile ed ancor più rigorosi rispetto al passato.

Era naturale che molte aziende partner di Chiara Ferragni risolvessero unilateralmente i contratti per evitare di rischiare pesanti contraccolpi negativi. Le partnership virtuose, quelle che fanno breccia nei sentimenti di tutti nascono sulla condivisione di valori. E i valori percepiti di Chiara Ferragni oggi sono quanto di più lontano oggi ci può essere dall’etica. Si sottovaluta spesso il ruolo della reputazione, quella vera, basata su fatti concreti, verificabili soprattutto se asseverati da parti indipendenti che nel mondo moderno sono plinti inamovibili. 

E quale è la colpa dei donatori o comunque coloro che ci mettono loro soldi per aderire a progetti di questo tipo che sovente si rivelano truffe o comunque azioni non sempre legali? 

Non darei colpe ai donatori privati che decidono prevalentemente con la “pancia”. Diverso è il caso delle imprese che sfruttano necessari mate gli influencer per finalità di business…per allontanarsene quando le cose vanno male come in questo caso. Chi avvicina le aziende ad influencer sono professionisti ben navigati che scelgono scientemente le occasioni. Tuttavia, suggerirei alle imprese di stringere i lacci del risk management e sacrificare una piccola porzione di business scegliendo meglio e sempre con molta attenzione i soggetti da sostenere ed i progetti da affrontare insieme. Una due diligence vigorosa è sempre consigliabile perché diventa vincolante conoscere meglio l’organizzazione alla quale si stanno affidando la reputazione ed i soldi dell’impresa. SI sa che il mondo del Terzo settore è piuttosto “ restio “ all’innovazione ed alla trasparenza fatta modernamente con appositi strumenti eppure la sfida si giocherà sempre di più su chi meglio saprò distinguere il proprio profilo nella massa…e più garanzie si potranno offrire più le imprese ( ma anche i donatori privati ) si sentiranno assicurati sulla loro azioni di sostengo

Peraltro, vista da altra visuale, anche gli stessi influencer potrebbero – se agiscono trasparentemente – rischiare operazioni verso soggetti del Terzo settore che non operano correttamente e legalmente. Cosa consiglierebbe agli influencer? 

Partendo dal presupposto che sono un soggetto economico, gli influencer devono ispirarsi alle imprese più attente e quindi più virtuose. Trasparenza, rendicontazione, etica e gestione della reputazione. Io comincerei da qui. Verificate quali soggetti meritano di più perché se sbagliate soggetto a rischiare sarà anche la vs. carriera.

Nell’intervista precedente abbiamo intervistato Transparency International in merito all’introduzione del Dl 24/2023 ( whistleblowing ). Come reputa l’introduzione della Legge nel Terzo settore in base alla sua esperienza di Comunicatore ed esperto di trasparenza? 

Penso sia una cosa molto utile e non solo per quegli Enti del terzo settore che hanno un budget annuale di milioni di euro, decine di dipendenti e che devono rispondere a diverse categorie di stakeholder. Molti sono stati gli scandali anche sui temi di stalking, mobbing verso i volontari o criticità sui temi della formazione, della sicurezza, igiene e salute…ed un strumento di trasparenza come una piattaforma di rilevazione interna di criticità può salvaguardare casi non ancora scoppiati con virulenza evitando che poi si diffondano notizie ( spesso anche amplificate dagli organi di stampa e dai media televisivi ). Perché lo strumento sia efficace e venga percepito come effettivamente funzionale credo però che debba esser gestito con un’etica molto profonda con figure di altissima credibilità ed al di sopra delle parti coinvolte. Il fatto che gli esiti delle rilevazioni possano sovrapporre controllore e controllato sarebbe un vera e propria presa in giro.

Molto spesso le organizzazioni del Terzo settore non capiscono che più si aprono alla legalità ed alla trasparenza più otterranno. Quanto organizzazioni ho incontrato che invece volevano spostare la polvere per nasconderlo sotto il tappeto. Vi dico seriamente : siate migliori di ogni vs. immaginabile limite. Accogliete programmi che premiano la vs. capacità di essere migliori che sia whistleblowing, che sia una certificazione veramente riconoscibile…non fermatevi. Esplorate ogni via che vi aiuti a crescere e a rispettare le esigenze di trasparenza che i vs. sostenitori attendono da voi.

Riccardo Taverna
Presidente We Glad ( www.weglad.eu ) Advisor di società del Terzo settore, Esperto di Sostenibilità ha operato come consulente e docente per ALTIS Scuola di Alta Formazione Manageriale Università Cattolica di Milano. E’ consulente di comunicazione, sostenibilità ed etica per diverse società quotate e PMI.

Comunicazione a cura della Redazione con il contributo di Aachen

2024-02-17T08:01:26+01:00Febbraio 17th, 2024|Terzo Settore|
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