Mosca propone alle aziende italiane una collaborazione per creare il distretto dei formaggi

CONVEGNO ALLA FARNESINA La regione di Mosca punta sulla produzione di formaggi e lancia un piano operativo non solo per diventare il secondo distretto caseario dell’intera Russia ma anche il più specializzato nella produzione di formaggi “simili” a quelli tradizionali italiani, che in Russia sono molto apprezzati e ricercati:  Mosca cerca il know-how italiano per reazione al prolungato embargo.

Al centro c’è la realizzazione, nel “Dmitrovsky District” , 12 km a nord di Mosca, di sette stabilimenti caseari per una superficie complessiva di 17 ettari e una potenzialità produttiva annua di 12mila tonnellate di formaggi di qualità.

Un investimento complessivo di circa 5 miliardi di rubli, pari a 75 milioni di euro, che sarà presentato dal ministro dell’Agricoltura russo,  durante l’International Agricultural Dairy Forum di Mosca i prossimi 8 e 9 novembre .

È lo stesso governo della Regione di Mosca che finanzierà la costruzione di tutte le infrastrutture necessarie per allevamenti, moderni e tecnologici caseifici e magazzini di stoccaggio.

Per il know-how invece Mosca fa affidamento sulle imprese casearie italiane che sono state invitate dalle istituzioni russe a sviluppare partnership finalizzate alla produzione dei formaggi, per il mercato russo e “simili a quelli italiani” .

Il progetto russo ha valutato che l’area scelta, che si trova a 12 Km a nord di Mosca, dovrebbe essere in grado di ospitare 7-9 siti produttivi medio-grandi.  e che dovrebbe essere pronta entro fine 2018.

Previsto anche un nutrito pacchetto di incentivi: Prestiti agevolati, recupero del 20% sull’investimento di capitale iniziale e sussidi per acquisti importanti di materia prima .

Quello nel Dmitrovsky District – ha sottolineato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatteè uno dei progetti più ambiziosi varati dalle autorità russe per sviluppare l’industria lattiero-casearia e sopperire così ai pesanti effetti causati dall’embargo sulla importazione di formaggi dalla Ue“.

L’embargo russo da 3 anni è la limitazione alle importazioni adottata da Mosca come rappresaglia alle sanzioni imposte da Bruxelles per la crisi ucraina e l’annessione della Crimea. Dell’estate 2014, l’embargo ha colpito tutte le imprese europee che nel giro di 24 ore, hanno perso  circa 250mila tonnellate di export ed ha penalizzato in modo pesantissimo le vendite in Russia delle aziende italiane che mostravano un grande successo e una forte crescita.

L’effetto delle sanzioni alla Russia costa infatti alle esportazioni italiane diversi miliardi di euro. Per quanto riguarda il settore alimentare, ad esempio, lo stop alle importazioni dall’Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale di prodotti “Made in Italy” taroccati, dai salumi ai formaggi con la produzione casearia russa di formaggio che ha registrato un sorprendente aumento del 30% e riguarda soprattutto imitazioni di mozzarella, burrata, scamorza, fino al famigerato “Parmesan”, è stato da tempo segnalato da Coldiretti.

Solo tra 2013 e 2014, ricorda ancora Ambrosi, “le esportazioni di formaggi italiani in Russia sono diminuite del 45 per cento”. Nel 2013 l’export caseario italiano verso la Russia sfiorava i 43 milioni. ma oggi è poco sopra i 5mila euro. Poco o niente. E nel frattempo la produzione interna è aumentata del 60,8% raggiungendo le 690mila tonnellate.”

L’obiettivo russo di medio periodo – ha concluso Ambrosi – è quello dell’autosufficienza. Ma, nonostante questa crescita dei volumi, continua a mancare l’expertise per ottenere una produzione casearia di alta qualità“.

Ad ottobre il ministro dell’Agricoltura russo, Aleksandr Tkacev, ha annunciato che un parmigiano nazionale russo sarà lanciato sul mercato interno fra tre anni, il tempo necessario per avviare la produzione di massa, tenendo conto della complessità della lavorazione.

Print Friendly, PDF & Email
2017-11-06T18:19:42+01:00News|