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La mancata conformità CE di barche e componenti, comporta anche reati penali

Claudio Provetti (Advisor di UDICER/NAUTITEST) intervista Leonardo Signorelli (Responsabile del Sistema di Gestione di U/N)

UDICER NAUTITEST foto su magazine qualità

CP: Ci rivolgiamo oggi a UDICER/Nautitest quale Organismo di Certificazione nonché Ente Notificato tra i più prestigiosi organismi Italiani operanti nell’ambito della Nautica da Diporto.

La prima domanda che rivolgiamo a Leonardo Signorelli (Responsabile Ufficio Tecnico e Referente del Sistema di Gestione di U/N) è la seguente.

Cosa possiamo dire ai cantieri e agli studi di progettazione sulle responsabilità derivanti dalla non corretta marcatura CE delle imbarcazioni da diporto?

LS: Un riferimento importante a livello legislativo è quanto previsto all’art. 43 del D.Lgs 5/2016 (attuazione della Direttiva 2013/53/UE, sulla costruzione di unità da diporto e componenti) dove viene riportato un preciso quadro sanzionatorio che, qualora non “bastasse”, può avere un importante riscontro con la decisione della Corte di Cassazione Penale di qualche anno fa (Sezione III Penale, sentenza 1467/13), relativa alla non rispondenza ai requisiti previsti dalle norme di riferimento di prodotti soggetti a marcatura CE, cioè a direttive comunitarie.

La sentenza, decidendo sulle conseguenze penali della mancata marcatura CE di un prodotto (nello specifico si è trattato di un elettrostimolatore, per violazione della disciplina sulla compatibilità elettromagnetica D. L.vo 194/2007), ha infatti stabilito principi giuridici che possono trovare applicazione in tutte le direttive cosiddette del Nuovo Approccio e dell’Approccio Globale, tra cui la 2013/53/UE.

CP: In sintesi ci può spiegare cosa è stato sancito?

LS: Ebbene è stato stabilito che il fabbricante che non “ottempera” all’obbligo di marcatura CE (o, comunque di conformità) del prodotto alle direttive CE di riferimento, oltre a subire, come prima detto,  le conseguenze delle sanzioni specificamente previste dalla direttiva stessa, può incorrere anche nei reati previsti dal Codice penale (nei fatti di sentenza, l’art. 515, “Frode nell’esercizio del commercio”, con la pena della reclusione fino a 2 anni e multa fino a 2065 euro e l’art. 517, “Vendita di prodotti industriali con segni mendaci”, con reclusione fino a 1 anno e 1032 euro di multa.

Oltre a questo, secondo la Corte di Cassazione, risulta inapplicabile – ed è questa la novità giuridica – il c.d. rapporto di specialità (Principio di Specialità – art. 9, Legge 689/81), che stabilisce: “quando uno stesso fatto è punito da una disposizione penale e da una disposizione che prevede una sanzione amministrativa, ovvero da una pluralità di disposizioni che prevedono sanzioni amministrative, si applica la disposizione speciale”.

In altre parole, sebbene le direttive, cioè i decreti legislativi di recepimento, prevedano una disciplina sanzionatoria per l’inosservanza della conformità CE, e a queste sino ad ora si è sempre attribuito il carattere di “disposizione speciale”, non è comunque rilevabile un conflitto con la disciplina penale. I due ordini giuridici, amministrativo e penale, perseguono obiettivi diversi e di conseguenza possono trovare una contemporanea applicazione.

Le norme sanzionatorie che derivano dalla mancata applicazione della direttiva CE di riferimento perseguono la finalità di garantire la conformità tecnica del bene; il Codice penale, ad esempio, con gli artt. 515 e 517,  tutela sia l’interesse del consumatore a non ricevere una cosa diversa da quella richiesta, sia la correttezza e lealtà commerciale. Il principio di specialità, come sopra riportato, viene a cadere.

CP: Per chi non li conoscesse, ci può illustrare brevemente questi articoli che ha appena richiamato?

LS: L’art. 515 è quello di Frode nell’esercizio del commercio e prevede che:

“Chiunque, nell’esercizio di una attività commerciale, ovvero in uno spaccio aperto al pubblico, consegna all’acquirente una cosa mobile per un’altra, ovvero una cosa mobile, per origine, provenienza, qualità o quantità, diversa da quella dichiarata o pattuita, è punito, qualora il fatto non costituisca un più grave delitto, con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 2.065. Se si tratta di oggetti preziosi, la pena è della reclusione fino a tre anni o della multa non inferiore a euro 103”

Per quanto riguarda invece l’art. 517 – Vendita di prodotti industriali con segni mendaci, prevede che:

“Chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell’ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull’ origine, provenienza o qualità dell’opera o del prodotto, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032”.

CP: Bene ringraziamo Leonardo Signorelli per queste brevi ma significative indicazioni che nel mondo della cantieristica e della progettazione delle barche da diporto non possono venire trascurate né disconosciute!

LS: grazie a voi e alla prossima con ulteriori informazioni sul mondo della diportistica.

Claudio Provetti intervista Leonardo Signorelli


In barca al tuo fianco

 

2024-04-15T09:01:40+01:00Aprile 14th, 2024|News|
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