COOP CONTRO IL CAPOLARATO

Con una campagna pubblicitaria che dalla prossima settimana interesserà i principali quotidiani e settimanali nazionali, con flyer e locandine per gli oltre 1.100 punti vendita sul territorio e una diffusione web, Coop lancia la campagna “Buoni e Giusti Coop”.

pedroni_martina_bassi_grandeUn modo per dare conto ai propri consumatori – oltre un milione di persone che ogni giorno acquistano nei punti vendita della catena – di come Coop sia impegnata a offrire prodotti ortofrutticoli sostenibili al 100% sotto il profilo etico, anche per il rispetto, nelle fasi di produzione e distribuzione, di tutte le normative vigenti a garanzia dei lavoratori.

Un impegno al quale già rispondevano gli 80 fornitori che, attraverso quasi 7.200 imprese, garantivano il marchio Coop e che adesso è richiesto a tutti gli altri 832 fornitori di ortofrutta, nazionali e locali, che si relazionano con oltre 70.000 realtà agricole.

Di fronte alla diffusione del caporalato, “il nostro gruppo ha deciso di dare un segnale decisivo al mercato, sfruttando la sua forza di grande acquirente, proprio per correggere una distorsione che di fatto può interessare ogni giorno oltre 400.000 lavoratori”: così il presidente di Coop Italia, Marco Pedroni, ha spiegato l’iniziativa nel corso della presentazione al ministero delle Politiche agricole, alla presenza del ministro Maurizio Martina e del presidente di Ancc-Coop (Associazione di cooperative di consumatori a marchio Coop), Stefano Bassi.

“Il rischio – ha continuato Pedroni – è che l’impresa cattiva scacci quella buona e che la ricerca del prezzo più basso non si concili assolutamente con i diritti dei lavoratori”. Anche perché, secondo un’approfondita ricerca commissionata da Coop ad Agroter sulla formazione del prezzo per il consumatore finale, i costi di intermediazione e logistica incidono per circa il 40%: comunque superiori a quelli per un lavoro giustamente retribuito, che si attestano in media fra il 35 e il 40%.

“Se ne deduce – ha ribadito Pedroni – che, in generale, il consumatore potrebbe trarre molto più vantaggio da un drastico accorciamento della filiera o da una migliore gestione nella sua organizzazione di quanto non accada con l’acquisto a prezzi stracciati dai produttori, cosa che inevitabilmente innesca situazioni di sfruttamento a catena”.

L’impegno sottoscritto da Coop con tutti i suoi fornitori di ortofrutta non sarà solo formale, ma sarà verificato attraverso accurati controlli sulla filiera affidati a organismi indipendenti (come Bureau Veritas) che da anni collaborano con il gruppo distributivo a garanzia del marchio, e che estenderanno gli audit anche agli altri produttori. Sospensione delle forniture, annullamento dei futuri contratti ed esposti alle autorità competenti saranno i meccanismi con cui Coop sanerà le anomalie riscontrate.

Nei prossimi mesi, sotto la lente del gruppo, verranno messe le filiere considerate più a rischio, in tutto 13: si attueranno controlli sugli agrumi, per poi proseguire con fragole, pomodori (in particolare in Calabria, Campania e Sicilia), meloni, angurie, uva, patate novelle e altri ortaggi di largo consumo.

L’impegno di Coop – annunciato dal presidente di Anccp Coop, Stefano Bassi – è legato non solo ad assicurare in agricoltura diritti sul lavoro che dovrebbero ormai essere acquisiti, ma anche a migliorare la qualità di vita dei lavoratori di questo settore, spesso stagionali ed extracomunitari. Attraverso la predisposizione di una rete istituzionale e sociale-territoriale si conta di assicurare loro un equo salario e, anche, un ambiente di vita consono alla dignità che uno Stato di diritto dovrebbe garantire a chi vive sul suo territorio.

Intanto Coop ha richiesto alle 7.200 aziende che ormai da anni producono per il suo marchio di iscriversi alla Rete del Lavoro agricolo di qualità, il sistema di certificazione attestante la regolarità di un’impresa sotto il profilo fiscale e contrattuale, e i cui amministratori risultano essere senza alcun carico penale pendente.

Piena soddisfazione per l’iniziativa è stata espressa dal ministro Martina che non ha mancato di sottolinearne il grande valore nella lotta al sistema del caporalato e delle mafie. “Vogliamo rendere stabili gli strumenti di contrasto alla piaga dello sfruttamento dei lavoratori – ha detto il ministro – e rendere la legalità e i valori etici fattori competitivi del sistema agroalimentare italiano sui quali costruire rapporti nuovi anche con i consumatori. Cruciale per questo lavoro è la proposta di legge contro il caporalato in agricoltura, ora all’esame del Senato”.

Misure alle quali si aggiungeranno le azioni e il piano di interventi e accoglienza che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha predisposto per i lavoratori immigrati.

2016-03-19T07:19:41+01:00Marzo 19th, 2016|Alimentari|
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