GRANO DURO – ACCORDO TRIENNALE TRA BARILLA E GLI AGRICOLTORI ITALIANI

barillaL’azienda di Parma, principale trasformatore al mondo di grano duro e leader mondiale del mercato della pasta, si è impegnata ad acquistare nei prossimi 3 anni ben 900.000 tonnellate di grano duro italiano.

L’accordo, per la prima volta triennale, siglato lo scorso Febbraio presso la sede di Marcianise (Caserta), dove viene prodotta la pasta Voiello, tra Barilla e gli agricoltori italiani riguarda 50 fornitori, pari a 5.000 imprese agricole, che grazie a questi contratti potranno accedere ai finanziamenti pubblici e vedere crescere la propria redditività (circa il 25% in più rispetto ai contratti standard).

Aumentano i volumi di grano duro sostenibile che salgono del 40% nei prossimi tre anni.  Saranno oltre 65.000 gli ettari di superficie destinata alla coltivazione del grano duro.

Le principali regioni coinvolte sono: Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Puglia.

I nuovi contratti di coltivazione sono il risultato dell’impegno dell’azienda nel rispetto del suo modo di fare impresa: Buono per te, Buono per il Pianeta.

Alcuni dei benefici dei nuovi contratti di coltivazione del grano duro, stipulati dal Gruppo Barilla con gli agricoltori italiani per le campagne agrarie 2016-17, 2017-18, 2018-19 sono, in sintesi:

  • Assicurare la disponibilità e la qualità del grano duro, migliorando il livello delle produzioni locali e riducendo il ricorso all’import.
  • Aumentare la redditività delle aziende agricole
  • e allo stesso tempo ridurre l’impatto sull’ambiente attraverso l’adozione di pratiche sostenibili.

Questo contratto pluriennale garantirà alle imprese agricole di accedere ai finanziamenti del MIPAAF per un importo stanziato di ben 10 milioni di Euro e quindi di avere una migliore redditività: in media del 25% superiore ai contratti standard grazie anche ad incentivi legati a una produzione di qualità maggiore (pari al 10-15% del prezzo medio del grano).

Dalla sua parte Barilla, grazie all’applicazione di rigorosi disciplinari di coltivazione, avrà la certezza di ricevere un grano duro di eccellente qualità e ancora più sostenibile per realizzare la miscela di alta qualità di cui ha bisogno per produrre una pasta buona e ‘al dente’. L’accordo infatti prevede l’incremento del 40% dei volumi acquistati da Barilla nell’ambito del progetto ‘grano duro sostenibile’ che passeranno dalle 197.000 tonnellate del 2016 alle 280.000 tonnellate del 2019.

“Questo accordo dimostra che c’è un modo virtuoso di sostenere l’agricoltura nazionale della filiera grano-pasta”, afferma Luca Virginio, Responsabile della Comunicazione e delle Relazioni Esterne del Gruppo Barilla. “Attraverso questi contratti di coltivazione riusciremo finalmente ad aumentare la produzione di grano duro italiano di qualità e a remunerare adeguatamente gli agricoltori, che potranno anche programmare al meglio lo sviluppo di mezzi e di risorse. Allo stesso tempo avremo una riduzione dell’impatto ambientale grazie alla crescita del progetto grano duro sostenibile, in linea con la nostra mission Buono Per Te, Buono Per Il Pianeta ”.

L’IMPORTAZIONE DEL GRANO DURO

Per quanto riguarda l’importazione di grano duro c’è un aspetto quantitativo (L’Italia è infatti deficitaria per circa due milioni di tonnellate, il 30% dei propri fabbisogni)  ma anche qualitativo. Il prodotto italiano infatti, rispetto a quello estero,  è a più basso tenore di proteine per quanto riguarda le necessità dell’industria.

“Oggi l’importazione viene fatta mediamente per necessità di qualità” ha detto il responsabile acquisti nel mondo del gruppo Barilla, Luigi Ganazzoli.

“Sviluppare contratti di coltivazione mirati alla qualità, a varietà specifiche controllate, a tecniche di coltivazione sempre più avanzate, con strumenti decisionali che mettiamo a disposizione per ottimizzare la semina e la fertilizzazione, portano qualità. Barilla – ha sottolineato – intende comprare più grano nazionale possibile, però con una qualità idonea per produrre la nostra pasta che, per il sessanta per cento, viene esportata”.

“I contratti di coltivazione – ha rilevato – sono uno strumento formidabile per l’agricoltura, perché consentono di avere una pianificazione della produzione in anticipo, con quantitativi e prezzi. Quindi consentono di gestire l’azienda agricola sapendo che c’è un cliente che paga un prezzo equo, che riconosce un margine, che garantisce liquidità”

“Da un lato, perciò – ha concluso- questo strumento assicura all’industria la qualità che le serve e dall’altro assicura un cliente che dà una remunerazione positiva e, in questi momenti di prezzi molto depressi, significativamente superiore ai prezzi di mercato”.

2017-05-23T10:07:25+00:00Alimentari|