QUANDO QUALITÀ E ISO 9001:2015 FANNO LA DIFFERENZA NEL MONDO DELL’INDUSTRIA

L’iniziativa del Gruppo di Lavoro “Qualità e Competitività” di Assolombarda. Un E-book per le aziende di qualità che vogliano utilizzare la propria certificazione per abilitarsi alla quarta rivoluzione industriale. Le case histories di Abb, Caleffi, OMSI, Terry Store Age. Parlano Dal Cin e Pedrazzini.

Qualità e Impresa 4.0? Possono essere guardate come due facce della stessa medaglia. Lo dice il vademecum dal titolo “ISO9001@Impresa 4.0 – Due leve al servizio della competitività”. L’e-book è indirizzato alle aziende di qualità che vogliano utilizzare la propria certificazione per abilitarsi alla quarta rivoluzione industriale. Ma anche a quelle imprese che non possiedono ancora la ISO 9001:2015 e che vogliano accostarvisi per servirsi di uno strumento in più che consenta loro di cavalcare questa rivoluzione necessaria per non soccombere.

Il Gruppo di Lavoro “Qualità e Competitività” di Assolombarda

MARZIO DAL CIN, AMMINISTRATORE DELEGATO DELL’AZIENDA DAL CIN GILDO SPA E COORDINATORE DEL GRUPPO DI LAVORO “QUALITÀ E COMPETITIVITÀ” DI ASSOLOMBARDA

L’iniziativa nasce nell’ambito di Assolombarda e più precisamente del Gruppo di Lavoro “Qualità e Competitività” coordinato da Marzio Dal Cin, membro del Consiglio generale e della Piccola Industria di Assolombarda. Un pioniere della qualità sia come imprenditore sia nel suo ruolo associativo, per diffondere questa cultura presso le PMI lombarde di ogni settore e dimensione. «L’impegno sulla qualità di Assolombarda è di lunga data e si è concretizzato in questi ultimi 25 anni prima con la costituzione del Consorzio Qualità, indirizzato alle imprese sotto i 250 dipendenti, e poi tramite l’attività, a partire dal 2015, del Gruppo di Lavoro che coordino. Il Consorzio fu sciolto perché aveva compiuto la sua funzione accompagnando le PMI alla certificazione. Accompagnare le PMI in questo percorso di consapevolezza ha significato condurle attraverso un dedalo di incontri formativi, di aggiornamento e un’ampia collana di guide e manuali contenenti non solo teorie ma anche le migliori prassi adottate dalle PMI per l’implementazione della qualità. Alle imprese abbiamo insegnato la qualità in senso lato, e in senso stretto le abbiamo condotte verso la ISO 9000, la certificazione che garantisce loro un vantaggio competitivo grazie al valore aggiunto su tutta la filiera, dalla ricerca alla distribuzione del prodotto», spiega Dal Cin.

Oggi il Gruppo di Lavoro è un’evoluzione di quel progetto primigenio: «Nel Gruppo sono state coinvolte le grandi imprese ed è diventato un laboratorio di idee e soluzioni. C’è infatti un nucleo direttivo fatto da imprenditori o manager di piccole, medie e grandi imprese che si confrontano 4-5 volte l’anno sui temi di interesse maggiore e identificano le questioni e le iniziative più rilevanti collegate al tema della qualità, per portarle al pubblico. Il 16 maggio scorso si è tenuto l’incontro annuale, al centro del quale nel 2018 abbiamo posto il sistema di gestione della qualità secondo la norma ISO 9001:2015 come leva competitiva da affiancare all’evoluzione dell’azienda versoImpresa 4.0».

Insomma, la forte tendenza da parte di tutte le aziende a orientarsi verso il quarto balzo industriale, sottolinea Dal Cin «vorremmo che fosse gestita attraverso la visione della qualità: si trovano tra i due ambiti dei punti di collegamento che imprese sia piccole sia grandi possono sfruttare per realizzare due obiettivi con un unico sistema. La certificazione ISO 9000 ha dato grandissimi vantaggi alle imprese: lo spiegherò con qualche esempio. Per tutte le attività va applicata la normativa sulla sicurezza; ebbene i modelli di gestione della qualità prevedono che le imprese nominino le figure preposte dalla normativa cogente, si organizzino redigendo l’analisi dei rischi, ne seguano lo sviluppo e l’aggiornamento e si preoccupino della formazione dei dipendenti. Ci vogliono conoscenze precise, una comunicazione fatta da flussi di informazione controllati… se si lascia tutto al caso, inevitabilmente si perdono dati e i rischi di incidente sono superiori.

La certificazione ISO 9000

L’ISO 9000 organizza il tutto per processi, archivia, assegna responsabilità, e distribuisce la medesima visione e conoscenza dall’ultimo dei fattorini fino all’amministratore delegato. Si sa dove andare a cercare i dati di volta in volta necessari e conseguentemente come agire. Anche per le procedure di emergenza, la ISO 9000 si mostra molto utile in ambito ambientale, per la gestione di situazioni delicate o sensibili: quello che abbiamo fatto, anche per Impresa 4.0, è stato cercare di capire come la qualità potesse agevolarne l’abilitazione». Per Dal Cin la qualità è un vero e proprio credo: da presidente della Dal Cin Gildo SPA, azienda che opera nel settore chimico applicato alle bevande da 70 anni in Italia e nel mondo, con sede a Concorezzo, oggi provincia di Monza Brianza, 50 dipendenti e 15 milioni di fatturato, precisa «di essere stato il primo nel mio settore merceologico a dotare l’azienda della ISO 9001, nel 1998».

Assolombarda e l’impegno per Industry 4.0

Dunque, perché la qualità è così importante anche in un contesto 4.0? «La qualità è un concetto olistico che riguarda più la gestione globale del mondo dell’impresa che il prodotto in sé. Se si fa un prodotto perfetto ma si sbaglia la data di consegna o non si fornisce assistenza, il cliente abbandona azienda e prodotto. Analogamente, certo, potrebbe esistere un’azienda con una organizzazione orientata fortemente alla qualità, ma che fa prodotti mediocri. Noi diciamo che l’azienda di qualità è un’azienda che fa prodotti che sono seguiti bene dal punto di vista gestionale. Se paradossalmente mi proccupo di produrre un oggetto in modo riproducibile, testato, organizzato e controllato, posso essere certificato ISO 9000 anche se la qualità di questo oggetto non è eccelsa, perché la certificazione ISO avalla la mia organizzazione, non il prodotto in sé.

Assolombarda si è sempre dedicata alla qualità delle imprese, soprattutto medie e piccole», dice Dal Cin, che precisa come invece «l’impegno sul 4.0 sia molto più recente, ma altrettanto intensivo»: Assolombarda ha infatti partecipato a parecchi incontri e meeting che sono stati organizzati negli ultimi anni, all’incontro con i Ministri allo Sviluppo Economico di Italia, Germania e Francia, ha partecipato alla costituzione del Digital Innovation Hub Lombardia presso Confindustria Lombardia, ha lanciato diversi dossier specialistici di sostegno al posizionamento dell’Associazione stessa e di sensibilizzazione sulle opportunità connesse a industria 4.0. Dal Cin fa osservare che «le implicazioni di natura fiscale vanno capite molto bene: le aziende potrebbero tendere a scegliere l’iperammortamento che è fiscalmente molto più vantaggioso del superammortamento, 250% contro 140%, ma il primo deve riguardare gli investimenti strettamente riconducibili a beni strumentali 4.0 altrimenti si rischia la frode fiscale.

Per questo Assolombarda ha avviato uno sportello dedicato alle imprese, con il nome di Desk 4.0. Ci sono settori per cui la digitalizzazione dal punto di vista industriale è immediatamente comprensibile, come per esempio l’impiantistica meccanica e tutti i comparti dove è previsto un processo di ingegnerizzazione. Per settori come la chimica e i servizi la cosa è meno intuitiva: si applica maggiormente la sperimentazione, non la digitalizzazione, ed è quindi meno immediato comprendere le applicazioni della quarta rivoluzione. Per quanto ci siano ambiti, come i trasporti e la consegna, che sono trasversali: che io faccia tondini di ferro o farmaci, devo consegnare il prodotto e posso farlo sfruttando la digitalizzazione, controllando da remoto, implementando il 4.0».

ALESSANDRO PEDRAZZINI, PARTNER DI NEWTON MANAGEMENT INNOVATION

L’e-book

L’e-book che analizza questo approccio è stato redatto da Alessandro Pedrazzini, partner di Newton Management Innovation. Dice Pedrazzini a Industria Italiana: «L’idea nasce dall’osservazione di un mondo che sta cambiando a velocità superiore alle nostre capacità di comprenderla ed è sempre più complesso: l’obiettivo era comprendere se esistesse un collegamento tra ISO 9000 e Impresa 4.0 e se la Qualità potesse contribuire con un sistema strutturato a capitalizzare quello che Impresa 4.0 può offrire. Il primo passo è stato spiegare cosa è Impresa 4.0 e come la qualità possa essere un modo per diventare 4.0. Lo stesso concetto di impresa 4.0 non è stato necessariamente assimilato dalle organizzazioni: le imprese lo hanno talvolta frainteso, utilizzando i benefici fiscali per godere dell’incentivo invece di considerarla un’azione strategica. Ed è proprio questo il punto: la strategia. Ora, c’erano due aspetti: aziende dotate della certificazione che possono usarla per diventare 4.0, oppure aziende interessate alla quarta rivoluzione da portare sulla strada della certificazione come strumento per cavalcare l’onda della prima», spiega Pedrazzini.

Che ha basato la sua analisi su una convinzione: «negli ultimi dieci anni le innovazioni tecnologiche hanno invaso non solo gli ambiti organizzativi delle imprese ma anche i sistemi economici. Questi cambiamenti non possono lasciarci indifferenti, nel senso che non possiamo continuare a comportarci come se il “mondo economico” non fosse cambiato e lo facesse continuamente, talvolta rendendo incomprensibile il punto d’arrivo. Dobbiamo affrontare le nuove situazioni che emergono con la consapevolezza che le “ricette” non le conosciamo, ma possiamo attivarci per crescere nella consapevolezza delle scelte nostre e di tutti coloro che ci circondano nella gestione e funzionamento dell’azienda. Il libro che abbiamo realizzato è stato un “viaggio” di cui non sapevamo all’inizio dove ci avrebbe portato; non era, a differenza delle precedenti pubblicazioni, un territorio conosciuto perché non esisteva in letteratura e in pratica una riflessione strutturata sulla relazione tra ISO 9001:2015 e l’Impresa 4.0. Parliamo di Impresa 4.0 e non di Industria perché siamo certi che l’approccio del 4.0 vada ben oltre la manifattura che pure ne è la massima espressione e sia un approccio culturale, trasversale, olistico». Esattamente come la Qualità.

L’ebook, nella tradizione delle pubblicazioni volute dal Gruppo di Lavoro “Qualità e Competitività”, è molto snello e di facile consultazione e consta di 5 capitoli alla fine di ognuno dei quali c’è un caso aziendale. «Dal concetto d’innovazione e dalle sue implicazioni inizia questa pubblicazione per raccontare in quale contesto si sviluppa e quali possono essere gli ostacoli», racconta Pedrazzini. “Nel secondo capitolo mettiamo in evidenza i paradigmi che devono essere affrontati per introdurre l’Impresa 4.0 e le paure che accompagnano tutti i soggetti coinvolti, imprenditori, manager e collaboratori. Il modello del nuovo Sistema Qualità e la sua interpretazione del “sistema azienda” si confronta con il modello di un’azienda “agile” che è richiesto dall’Impresa 4.0. Aspetti organizzativi di gestione manageriale sono affrontati e analizzati nel terzo capitolo mettendo in luce prassi negative e positive.

Quando nella nostra vita dobbiamo cambiare abbiamo anche la necessità di apprendere: il quarto capitolo ci introduce ai modelli di competenze che questi nuovi modelli organizzativi richiedono e alle diverse modalità di formazione da utilizzare sfruttando le nuove tecnologie. L’ultimo capitolo ha l’obiettivo di fare una sintesi della pubblicazione facendoci arrivare all’obiettivo che ci siamo posti all’inizio del percorso, ovvero mettere in evidenza come la nuova norma ISO 9001: 2015 può supportare l’introduzione di un modello Impresa 4.0 ma, allo stesso tempo, anche come questo modello può arricchire di contenuti e valorizzare le indicazioni della ISO 9001:2015.

Le case histories

I 4 case history riguardano altrettante aziende molto diverse per dimensioni e settore merceologico. Tutte avevano una visione molto improntata alla qualità e la certificazione relativa e tutte hanno usato, ognuna in un ambito diverso, quel sistema per implementare una parte di 4.0. «La lezione che si apprende da queste storie, per chi è in possesso della certificazione, è che conviene continuare ad applicarla perché è un abilitatore di industria 4.0, che a sua volta è un processo inevitabile. Per chi non detiene la certificazione, è un invito a a procurarsela anche per la sua funzione di supporto al percorso del 4.0», dice Pedrazzini. Vediamo le storie in dettaglio.

Terry Store Age

La prima è quella di Terry Store Age, 25 milioni di fatturato e 80 dipendenti operante nel settore della produzione e commercializzazione di prodotti per l’organizzazione dello spazio in ambito domestico (home organization) e industriale (hardware storage), principalmente in materiale plastico e/o metallo. Il processo produttivo è basato sulla tecnologia dello stampaggio a iniezione con trentaquattro presse che lavorano a turni avvicendati su 5-7 giorni alla settimana durante tutto l’anno. «La prima certificazione di qualità avviene nel 1996 per supportare un processo di efficientamento delle procedure interne – racconta Pedrazzini – Quest’azione sviluppa e diffonde una “cultura della qualità” all’interno di tutta l’azienda che le permette di lavorare “in qualità” ed efficienza con successo e costanza anche nel periodo di non formalizzazione della certificazione, che viene ripresa nel 2015».

Nel frattempo, dal 2006, l’azienda si era dotata di un gestionale Sap che gli aveva consentito di « riorganizzare il proprio sistema Qualità con particolare attenzione alla efficienza del processo di produzione e della distribuzione fisica dei propri prodotti e al controllo dei costi della filiera. Parte di questa riorganizzazione è anche l’automazione di alcune fasi del processo che richiedono l’integrazione con SAP della raccolta ed analisi dei dati per migliorare la capacità predittiva del sistema e la conseguente ottimizzazione dell’impiego delle risorse nel piano di produzione. L’automazione ha integrato anche i “robot” inseriti nelle linee di confezionamento e composizione dei pallet».

La cultura della qualità di cui l’azienda era permeata ha consentito di introdurre con maggiore facilità il concetto del 4.0. «L’introduzione della ISO 9001 ha stimolato l’azienda nell’apprendimento del “contesto dell’organizzazione” decidendo di costruire un unico manuale che riporta l’analisi del contesto dell’organizzazione e delle parti interessate come punto di partenza per comprendere le diverse aspettative che si vengono a creare nei confronti dell’impresa da parte dei suoi stakeholder: Questo approccio ha l’obiettivo di semplificare la gestione della macchina burocratica nel suo complesso e permettere all’organizzazione di valutare il concetto di performance sotto molteplici e differenti chiavi di lettura. Il piano di produzione, attraverso la tempestiva raccolta dei dati e la loro rielaborazione può essere rivisto settimanalmente allo scopo di prevedere e prevenire le oscillazioni della domanda e di ri-allocare quindi le risorse in modo ottimale», si legge nel volume di Pedrazzini.

OMSI Trasmissioni S.p.A

Anche per OMSI Trasmissioni S.p.A., fondata nel 1959, oggi leader nella progettazione e realizzazione di trasmissioni meccaniche complete, con un fatturato di 55 milioni e 180 dipendenti, l’applicazione ampia e strategica del Sistema Qualità è stata propedeutica a un approccio altrettanto pervasivo del 4.0.«L’azienda non si è fermata all’analisi dei processi e alla predisposizione di documentazione formalizzata prevista dal Sistema Qualità, ma ha utilizzato la ISO 9001 per dare consapevolezza manageriale e costruire il piano strategico aziendale – dice Pedrazzini – Per supportare il prodotto di qualità con un continuo rapporto con la clientela, l’organizzazione commerciale è stata sviluppata attraverso una presenza diretta in alcuni mercati, con filiali negli Stati Uniti ed in Cina, uffici di rappresentanza in Francia e rivenditori partner in altri Paesi del mondo quali Olanda, Svezia, Corea, Giappone, Australia, Canada.

In OMSI l’applicazione dell’ISO 9001:2015 trova spazio nella costruzione del piano strategico che coinvolge i principali responsabili di funzione. In particolare, l’analisi del contesto previsto dal nuovo Sistema Qualità, proprio per l’impulso di maggiore automazione dell’Impresa 4.0, è utilizzata per osservare l’ambiente esterno, ma soprattutto interno, per focalizzare e comprendere quale integrazione delle persone con le macchine porti al miglioramento e all’arricchimento del processo di automazione, che era già diffusa in precedenza con un buon livello d’integrazione del sistema produttivo». I benefici introdotti dall’Impresa 4.0 e gli aspetti di contatto con la ISO 9001:2015 sono molteplici e spaziano «dal miglioramento della qualità dei prodotti, alla possibilità di raccogliere dati univoci e completi in un unico Sistema, all’integrazione delle macchine a una maggiore sicurezza d fisica del processo produttivo», si legge ancora nel volume.

Caleffi Hydronic Solutions

Il terzo caso analizzato è quello di Caleffi Hydronic Solutions, azienda che in un piccolo paese sul Lago d’Orta produce componentistica per impianti di riscaldamento, condizionamento, idrosanitari e a rinnovabili, per utenze civili e industriali, con un fatturato di 317,5 milioni di euro e 1.270 dipendenti. «L’intera gamma dei prodotti è realizzata in Italia con un “lead time” di produzione ottimizzato grazie alla vicinanza dei siti produttivi (nel raggio di 10 km): l’azienda per lo stampaggio a caldo dell’ottone, l’impianto per la produzione automatizzata dei materiali plastici e l’impianto e gli uffici per la produzione dell’ottone con metodo tradizionale. La produzione è in conformità agli standard di qualità imposti dalle normative internazionali», si spiega nel volume.

Caleffi si distingue per una particolare attenzione all’assistenza clienti attuata attraverso un “magazzino verticale automatico” e per una forte focalizzazione su ricerca e innovazione con la costruzione di “Cuborosso”, l’incubatore dove si studiano nuovi prodotti e viene attuato il miglioramento degli esistenti. In questo incubatore sono presenti due stampanti in 3D per la prototipizzazione rapida e il collaudo. Nel corso degli ultimi anni Caleffi ha rivisto periodicamente il sistema qualità per adeguarsi ai cambiamenti del mercato e superare momenti di crisi.

«L’ultima riorganizzazione dell’azienda per rispondere al mercato ha reso necessaria una riqualificazione delle modalità di produzione che, stante il tipo di lavorazione basata sulle leghe, richiede ingenti sforzi dallo spostamento delle linee produttive, alla rigenerazione delle macchine più flessibili, all’essere più veloci nell’attrezzaggio delle stesse. Oltre alla parte tecnica vengono cambiate anche la modalità di programmazione e pianificazione. Il magazzino verticale automatico supporla la produzione, con informazioni in tempo reale, e ha fatto passare la gestione dell’ordine da 4 giorni ad 1 giorno: in tutto questo processo di automazione l’approccio alla qualità è stato di grande supporto. Per esempio portando in dote il “Risk-based thinking” e la la diffusione di una “cultura di condivisione” di problemi e soluzioni tra le Direzioni».

ABB

Infine, il quarto case history è la multinazionale ABB che in Italia fattura 2.238 Milioni e impiega 5.854 dipendenti nello stabilimento di Dalmine, completamente ristrutturato organizzativamente tra il il 2008 ed il 2017. ABB produce e commercializza soluzioni tecnologiche in tre settori: Utility, Industria, Trasporti e Infrastrutture. Lo stabilimento di Dalmine è composto da due aree produttive e un’area service e da sempre è stato organizzato secondo un modello LEAN che ha reso più agevole la transizione verso un modello di Impresa 4.0. «La Lean Organization è un modello organizzativo che si sposa perfettamente con lo spirito della ISO 9001, perché parte dallo stesso assunto (il ciclo di Deming PDCA) e vuole arrivare verso lo stesso obiettivo: il miglioramento continuo. Nello stabilimento di Dalmine la sfida di passare da “Lean” a “Smart” è stata quella di aumentare la velocità senza rinunciare alla personalizzazione di prodotti e servizi», conclude Pedrazzini. «Da circa un anno l’organizzazione si muove su un modello di “Daily Management” ovvero un processo che coinvolge le persone presenti sulla linea produttiva, il responsabile di Produzione ed il responsabile dello Stabilimento di Dalmine.Questo modello di gestione ha generato tre principali benefici: Affidabilità nelle consegne (coincidenza tra data richiesta e data effettiva di consegna), Efficienza produttiva (ore assegnate alla produzione e ore effettivamente lavorate), Riduzione dei difetti (non conformità del prodotto)».

 Su autorizzazione di Assolombarda Articolo di Laura Magna

2018-06-04T07:20:39+00:00 Certificazioni|