L’Accreditamento scende in campo per far fronte all’emergenza climatica

Le valutazioni della conformità svolte dagli organismi e dai laboratori accreditati permettono alle aziende performance migliori anche in campo ambientale, diventando un valido alleato per l’attuazione del “Green package” promosso dall’Unione europea.

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Il tema della sostenibilità ha da sempre un ruolo centrale nel mondo dell’accreditamento. Contribuire a “riconciliare l’economia del nostro pianeta” è diventato infatti un obiettivo primario dell’intera l’Infrastruttura per la Qualità, che comprende normazione, metrologia, accreditamento e valutazione della conformità di organismi e laboratori.

Perché se da un lato il pacchetto di proposte legislative promosse dalla Commissione europea, note come “Fit for 55”, definisce in modo puntale le attività per raggiungere gli obiettivi climatici, dall’altra diventa una “conditio sine qua non” che si agisca velocemente ed efficacemente. L’obiettivo del resto è ambizioso: ridurre del 55% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990 e arrivare alla “carbon neutrality” per il 2050.

Per farlo, ricorrere all’Infrastruttura per la Qualità potrebbe essere fondamentale, grazie agli standard tecnici internazionali e alle valutazioni della conformità svolte da soggetti terzi indipendenti, la cui competenza è garantita dall’accreditamento e dalla scienza della misura.

Senza contare il vantaggio economico: il ricorso alla certificazione determina una crescita del fatturato delle imprese certificate, tra il 2% e il 18%, in funzione del settore di appartenenza e dello standard applicato.

Ma come evidenziato nell’Osservatorio Accredia “Accreditamento e certificazioni. Valore economico e benefici sociali”, oltre ai benefici economici per le imprese, l’adozione di certificazioni, ispezioni, prove e tarature accreditate mette in luce molteplici effetti positivi per la collettività, in termini di ambiente, salute e sicurezza. Grazie alle certificazioni ambientali, le imprese italiane certificate riducono le proprie emissioni di gas serra in media del 6,9% rispetto ai peers; un risparmio che vale complessivamente oltre 7,7 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti annue. Lo sviluppo delle certificazioni energetiche, e in particolar modo della certificazione di ESCo, EGE e SGE, ha aiutato a diminuire i consumi primari di energia dell’1,7% annuo contribuendo così a ridurre le emissioni annue di CO2 di oltre 6 milioni di tonnellate nel 2018.

Diversi i provvedimenti previsti dal pacchetto “Fit for 55” in cui risulta efficace il ruolo dell’accreditamento: tra questi la revisione del sistema di scambio di quote di emissione UE; la modifica alla Direttiva sulle energie rinnovabili; la proposta di Direttiva sull’efficienza energetica e la revisione della Direttiva sulla tassazione dell’energia.

Entrando nello specifico delle misure previste dalla UE, questi vantaggi diventano ancora più visibili.  Come nel caso della gestione efficiente dell’energia delle grandi imprese che, in base al D.Lgs 102/2014, deve essere affidata a professionisti verificati sotto accreditamento al fine di rendere più efficiente l’uso delle risorse energetiche e quindi migliorare l’impatto delle imprese sull’ambiente. L’utilizzo di Esperti in gestione dell’energia (EGE), di operatori certificati sotto accreditamento (ESCo, Energy Service Company) e di organismi di certificazione accreditati per il rilascio di certificazioni UNI CEI EN ISO 50001, permette infatti di conciliare l’utilizzo intensivo di energia tipico delle grandi imprese con il rispetto dell’ambiente.

O come nell’ambito della revisione del sistema UE di scambio delle quote di emissione, trattato in tre provvedimenti del pacchetto, che vede già impegnati gli organismi di verifica accreditati e coinvolge circa 11mila impianti insieme alle compagnie aeree in 31 Paesi europei.

Anche per la legislazione italiana, il tema della sostenibilità è in primo piano. Lo dimostra l’adozione dei Criteri Ambientali Minimi (CAM), fondamentali per garantire acquisti pubblici sostenibili, come previsto dal D.Lgs. 50/2016 “Codice degli appalti” (modificato dal D.Lgs 56/2017), che ne hanno reso obbligatoria l’applicazione da parte di tutte le stazioni appaltanti. La valutazione di conformità accreditata diventa così un supporto valido per misurare l’impatto ambientale dichiarata con le DAP (Dichiarazione Ambientale di Prodotto); per calcolare il contenuto di materiale riciclato nei prodotti o per certificare la qualità del rifiuto e accettarne la possibilità di un nuovo utilizzo.

Gli ambiti in cui si ricorre alla certificazione accreditata coinvolgono ormai anche i settori di più recente sviluppo, come la finanza sostenibile e l’intelligenza artificiale. Per la finanza sostenibile, la necessità di quantificare la “sostenibilità” degli operatori finanziari spingerà a ricorrere sempre di più alle valutazioni della conformità, visto che queste, come nel caso delle imprese che ricorrono alla certificazione UNI EN ISO 45001 (sistemi di gestione per la salute e la sicurezza sul lavoro) o alla UNI EN ISO 14001 (sistemi di gestione ambientale), riducono il numero e la gravità degli incidenti sul lavoro.

Nel caso dell’intelligenza artificiale, invece, è in corso l’iter di approvazione della proposta di Regolamento europeo che stabilisce regole armonizzate, in cui si prevede di sottoporre a marcatura CE i dispositivi che utilizzano la AI, valutati dagli organismi accreditati in base al Regolamento CE 765/2008. Questo, a supporto anche delle agevolazioni Industria 4.0 previste dallo Stato già dal 2017 e che garantiscono l’intervento di organismi di certificazioni accreditati, per verificare l’idoneità degli interventi finalizzati a ottenere l’agevolazione.

Comunicazione a cura di ACCREDIA

2022-03-08T16:34:07+01:00Marzo 8th, 2022|ACCREDIA|
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