ACCREDIA: LA CERTIFICAZIONE ACCREDITATA, UN “PASSAPORTO” PER BENI E SERVIZI NEL COMMERCIO INTERNAZIONALE

La nuova ricerca dell’Osservatorio Accredia presentata a Roma, in occasione dei dieci anni di attività dell’Ente, dimostra come l’accreditamento faciliti le esportazioni di prodotti di qualità e sicuri, comportando benefici per le aziende e per la salute dei consumatori.

Dallo studio emerge che le imprese, in possesso della cerficazione accreditata per accedere al mercato globale, aumentino la loro produttività di un ulteriore 30-60%.

Accredia su Magazine Qualità

La certificazione accreditata rappresenta uno strumento che facilita il commercio internazionale e favorisce la circolazione di beni e servizi di qualità e sicuri, alimentando la fiducia dei consumatori. 

L’attuale sistema delle catene globali di valore (GVC), in cui varie fasi di uno stesso processo di produzione possono avvenire in diversi paesi, a differenza di prima, ha portato a una sempre maggiore frammentazione della produzione. Le imprese, soprattutto nel settore del tessile e dell’abbigliamento, coinvolte in questi processi ed in possesso di certificazioni accreditate hanno visto crescere la loro produttività del 30-60%.

È quanto emerge dell’Osservatorio Accredia “Commercio internazionale, il valore dell’accreditamento e della normazione”, realizzato in collaborazione con i professori Lucia Tajoli e Luca Salvatici, docenti di Politica economica del Politecnico di Milano e dell’Università Roma Tre, e presentato oggi a Roma durante la tavola rotonda che ha preceduto l’Assemblea annuale.

L’evento, organizzato anche per celebrare i dieci anni di attività di Accredia, l’Ente unico italiano di accreditamento, nato nel 2009 dalla fusione dei tre precedenti Enti, SINAL, SINCERT e SIT, ha visto la partecipazione di rappresentati del WTO, della Commissione europea, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale, dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE) e dell’ISPI.

Lo Studio ha verificato gli effetti sul commercio delle barriere tecniche, definite anche misure non tariffarie (NTM), utilizzate dai Governi con lo scopo di ridurre le importazioni. Tali misure possono comportare un aumento dei costi per l’accesso ai mercati esteri ma spesso sono previste, specie nei Paesi sviluppati, per tutelare interessi legittimi come la sicurezza dei prodotti, la salute dei consumatori e l’ambiente. Basti pensare che circa la metà delle importazioni nell’UE deve rispettare almeno una misura non tariffaria, soprattutto nei settori in cui le problematiche legate alla sicurezza dei consumatori sono più rilevanti.

Il moltiplicarsi di varietà di beni scambiati e dei paesi di origine dei beni prodotti, aumenta i potenziali benefici del commercio internazionale ma solleva timori crescenti sulla sicurezza dei beni. Questo avviene soprattutto all’interno delle catene di produzioni internazionali che coinvolgono più imprese dislocate in diversi paesi. Ed è proprio nel momento in cui la fiducia del consumatore diventa cruciale negli scambi commerciali, che la valutazione di conformità accreditata può essere considerata un importante strumento per evidenziare la credibilità, la qualità e la sicurezza dei prodotti e servizi scambiati.

E’ il caso anche delle imprese dei Paesi del Nord Africa, come Egitto e Marocco, ben integrate nelle reti di produzioni globali, per cui l’ingresso nelle GVC ha richiesto il possesso delle certificazioni accreditate per adeguarsi agli standard internazionali e soddisfare particolari requisiti di affidabilità e qualità, così da poter interargire e collaborare con le imprese multinazionali dei paesi sviluppati.

L’insieme di regole formato da accreditamento, valutazioni di conformità, normazione e metrologia – la cosiddetta Infrastruttura della Qualità (IQ) – è il quadro di riferimento necessario per assicurare che vengano svolti i dovuti controlli sulla qualità di prodotti e servizi, idonei a circolare in qualsiasi sistema economico che aspiri all’integrazione.

In Europa, dove con il Mercato Unico assistiamo alla forma più avanzata di integrazione economica, l’Infrastruttura della Qualità gioca un ruolo fondamentale nel coordinamento delle regolamentazioni nazionali. Tale coordinamento consente alle imprese europee di operare a parità di condizioni e di essere competitive nei mercati internazionali: secondo le stime della Commissione europea, l’integrazione dei mercati europei, ovvero l’eliminazione delle barriere non tariffarie esistenti, ha aumentato il PIL di oltre 300 miliardi di euro e creato 2,8 milioni di posti di lavoro, tra il 1992 e il 2006.

A testimonianza della diffusione capillare in Europa dell’accreditamento, su cui poggia il funzionamento del Mercato Unico, i dati di EA (European cooperation for accreditation), l’Associazione europea degli enti di accreditamento compresi nello spazio economico comunitario, ci dicono che, nel 2018, erano 35.276 gli accreditamenti rilasciati nell’ambito degli accordi di mutuo riconoscimento EA – MLA e quindi riconosciuti dagli altri paesi membri.

I recenti accordi regionali di nuova generazione stipulati dall’Unione Europea disciplinano con allegati specifici le misure non tariffarie e l’equivalenza delle procedure di certificazione, richiamando proprio le Istituzioni dell’Infrastruttura della Qualità. L’Accordo economico e commerciale globale stipulato con il Canada (CETA) ed entrato in vigore a fine 2017, ha introdotto, su specifiche categorie di prodotti, l’equivalenza dei risultati delle certificazioni e prove eseguite da Organismi e Laboratori accreditati. Sebbene non ci sia una stretta correlazione tra questo fenomeno ed il CETA, è emerso che le imprese italiane, in seguito all’accordo, hanno registrato una crescita dell’export verso il Canada del 4,5%, nel 2018, crescita che diventa del 10% nei settori tessile-abbigliamento e macchinari.

Discorso analogo per l’Accordo commerciale tra UE e Corea del Sud che ha previsto una serie di disposizioni per disciplinare le NTM tra le parti, portando nel periodo successivo alla sua entrata in vigore, 2011 – 2017, una crescita del 18% dell’export italiano, con flussi più che raddoppiati per il settore food e aumenti di export del 59% nel tessile e abbigliamento.

 “Lo Studio che abbiamo realizzato ha dimostrato ancora una volta come la certificazione accreditata rappresenti ormai un vero e proprio passaporto per l’export. Essa, grazie agli accordi internazionali di mutuo riconoscimento, di cui siamo firmatari, è lo strumento preferito da imprese e professionisti per accedere al mercato globale”, ha dichiarato Giuseppe Rossi, Presidente di Accredia.

“Le certificazioni, così come le ispezioni, le prove di laboratorio o le tarature accreditate che accompagnano la commercializzazione di prodotti o servizi permettono quindi di far conoscere e apprezzare in tutto il mondo la qualità italiana. Per questo, anche durante gli anni di crisi economica, tali attività accreditate non hanno smesso di crescere. Un processo che Accredia, che quest’anno festeggia i dieci anni dalla sua costituzione, ha facilitato e assecondato, mettendo a disposizione le migliori capacità e competenze”.

“Lo evidenzia il fatto che in questi anni l’attività di Accredia è aumentata sempre di più, a testimonianza della fiducia che la PA e diversi Ministeri hanno attribuito al nostro lavoro. Una crescita – ha aggiunto Rossi – anche sul piano internazionale, che da anni ci vede protagonisti, non solo esprimendo la vice Presidenza di IAF (International Accreditation Forum) e con le attività di rafforzamento degli enti di accreditamento dei Paesi in via di sviluppo, ma anche in relazione all’Assemblea di EA, che ospiteremo a Roma la prossima settimana, a 14 anni di distanza dall’ultima volta”.

“Accredia intende proseguire su questa strada, rafforzando sempre più il suo contributo per la tutela di interessi pubblici, al fianco di consumatori, imprese e istituzioni”, ha concluso Rossi.

2019-05-15T08:48:25+01:00Certificazioni, Eventi, In evidenza|