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Oggi parliamo di Terzo Settore con il Prof. Riccardo Bauer

Aachen prof Bauer su magazine qualità

Il Prof. Riccardo Bauer è Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1983 è abilitato all’esercizio della professione di Dottore Commercialista dal 1984 ed è iscritto al Registro dei Revisori Legali di Milano ed è attualmente Presidente della Commissione Non financial Audit dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano.  È autore da 20 anni del Codice Civile, del Codice Fiscale e del Codice ETS BAUER e di circa 30 libri in tema di revisione e controllo oltre a numerose altre pubblicazioni. Ha ricoperto in 30 anni ruoli apicali in qualità di Presidente, Consigliere e Sindaco di Collegi Sindacali di vari Enti collegati con il pubblico e di aziende tra cui: Leonardo S.p.A., Avio S.p.A., Fiera Milano, Ospedale Israelitico, Museo dell’Ebraismo e della Shoà. Da oltre venticinque anni è Professore a contratto di Revisione Aziendale e Controllo dei Conti presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore per i corsi diurni e serali ed è stato docente in Università Bocconi per otto anni in Metodologie quantitative d’azienda nonché docente in Master di secondo livello in Business Administration in lingua italiana e inglese. Negli ultimi anni è stato uno degli esperti per il Terzo settore avendo scritto una decina di apprezzatissimi testi sulla riforma con forte spirito innovativo ed orientato al rigore.

Grazie Prof. Bauer della sua straordinaria disponibilità. Anche se a fatica l’iscrizione al RUNTS prosegue incessantemente. Per la sua profonda esperienza cosa potrebbe facilitare una adesione più massiccia e temporalmente contenuta da parte di soggetti del settore?

L’iscrizione al RUNTS è stato certamente un evento complesso per molti enti del Terzo Settore e i ritardi accumulatisi in questi anni non hanno certo favorito un passaggio facile e agevole. Sembra che ora le cose si stiano velocizzando ma comunque l’eccesso di burocratizzazione a cui molti enti si sono dovuti sottomettere non ha certo agevolato la cosa. In genere un approccio più rapido, facile e agevole avrebbe permesso di evitare una situazione ove ancora circa 5.000 enti su 30.000 circa attendono ancora di sapere l’esito delle loro richieste di iscrizione. Non va d’altronde dimenticato che l’iscrizione al RUNTS è considerata obbligatoria dagli enti pubblici per partecipare a bandi e concorsi per cui ogni ritardo va a vanificare opportunità di attività per gli enti stessi.

Sovente le piccole ex onlus hanno dovuto restringere la loro associabilità per motivi legati ai limiti patrimonializzazione delle organizzazioni. Secondo Lei potrebbe essere individuata una modalità più perseguibile per incentivare un numero maggiore di soggetti iscrivibili?

È noto che gli enti del Terzo settore di modeste dimensioni hanno noti limiti di patrimonio. Cosa fare? È difficile rispondere data la grande varietà degli enti a cui ci si riferisce. In genere un maggiore impulso al “marketing” delle attività svolte dal loro ampio “servizio sociale” in un Paese come l’Italia potrebbe essere di aiuto. Senza dimenticare che anche la illustrazione di come sono utilizzati i fondi ottenuti può essere di aiuto e maggiore visibilità dell’importanza delle attività svolte.  Ovviamente non esistono “ricette pre confezionate” su cosa può essere utile nei diversi casi e ogni ETS deve ricercare al proprio interno quegli aspetti chiave che riguardano la sua utilità sociale a beneficio della collettività. Ad esempio un ETS che fa volontariato ha presupposti ben diversi da un ETS che si occupa di mantenere vivo degli aspetti legati alla memoria di eventi storici o di ricordi sportivi e così via.

Uno degli scogli più ostici per le organizzazioni per la loro adesione ai requisiti della legge di riforma è la capacità di percorrere una trasparenza di rendicontazione. Secondo Lei è più un ostacolo la capacità o anche è un problema di volontà?

È indubbio che l’emissione di facsimili di rendicontazione così analitici e complessi come quelli in essere e previsti da OIC n. 35 ha richiesto e richiede uno sforzo notevole per gli ETS che per loro natura sono più orientati alla “produttività” dei servizi resi.

La percezione della rendicontazione all’interno degli ETS è spesso percepita come un onere. Bisogna invece trasformarla in una opportunità per dimostrare al meglio come l’ETS ha raggiunto i propri obiettivi.  Il cammino è ancora lungo, ma all’estero è già in essere da molto tempo e non vedo perché anche in Italia non possa essere così. Mi sembra più una questione di mentalità da trasformare invece in una opportunità. Certamente prevedere bilanci semplificati per gli ETS di modeste dimensioni sarebbe auspicabile.

Come può essere spiegato il preoccupante calo di donazioni, pur con alle spalle il periodo pandemico e l’attuale criticità inflattiva? Le indagini raccolte da operatori super partes e non condizionati evidenziano anche altri aspetti. Non sempre adeguatamente trattati. Cosa ne pensa?

La domanda è molto pertinente ma purtroppo la risposta non è facile né univoca. Certamente il periodo pandemico ha gravato su donazioni e lasciti. Non vanno inoltre dimenticati i cali di reputazione legati ai troppi casi malavitosi che, oltre a produrre danni a sé stessi, li hanno prodotti sull’intero sistema. In genere se i Donors effettuano lasciti o donazioni, si attendono OVVIAMENTE che essi siano utilizzati per gli scopi e gli obiettivi per cui l’ETS è destinato a svolgere e non per altri scopi. Non va inoltre dimenticata una certa “resistenza psicologica” di alcuni ETS all’utilizzo di strumenti di marketing per controbattere possibili risvolti negativi sull’immagine reputazionale dell’ETS. Si tratta di operare anche qui un cambio di tipo culturale.

E secondo Lei come potrebbe essere possibile invertire il calo delle donazioni nel prossimo futuro?

Una puntuale informativa e un appropriato “marketing” delle iniziative svolte e su come e dove i fondi sono stati impiegati è certamente il metodo migliore per soddisfare le esigenze dei donatori. Certo una iscrizione al RUNTS non significa affatto che l’ente sia “CLEAR AND CLEAN” sotto questo punto di vista per cui è necessario introdurre e far applicare dei sistemi di asseverazione certificati per ottenere una maggiore credibilità. Il punto fondamentale resta però la percezione degli stakeholders sui servizi resi che vale molto in termini di immagine e di affidabilità dell’ente. In parole povere … “non è l’abito che fa il monaco ! ma è il modo in cui è portato l’abito e come si comporta l’ente, per cui parafrasando il discorso sono gli obiettivi come sono condivisi, realizzati e comunicati che portano ai risultati, partendo da un presupposto irrinunciabile, ovvero: che ciò che viene fatto e raccontato corrisponda alla realtà e non sia inventato o ingigantito o comunque manipolato.

È vero anche che i continui cambi di governo e le diverse figure che hanno inanellato la poltrona di Ministro competente non hanno facilitato la rapidità di affermazione della riforma, ma – secondo il suo parere – cosa potrebbe fare lo Stato per provare a sostenere una crescita così dirompente di soggetti?

La capacità di affermazione di una Riforma nell’operatività deve sempre essere coniugata con una semplicità della sua applicazione. Purtroppo fino ad oggi la Riforma del Terzo Settore non appartiene a questo ordine di cose. La burocratizzazione eccessiva, la continua proliferazione di norme poco chiare o sovente contraddittorie o incomplete sconcerta il pubblico e gli operatori, creando un approccio negativo e un ritardo applicativo. Non va d’altronde dimenticato che sono ancora pochi gli esperti contabili in ETS ed il settore non sembra attrarre più di tanto gli esperti contabili e i commercialisti, per cui spesso gli ETS faticano a trovare chi li possa assistere. D’altronde oggi le norme non distinguono tra norme applicabili a ETS di grandi dimensioni dagli altri soggetti di piccole e medie dimensioni. Per un ETS di grandi dimensioni l’onere amministrativo può essere gestibile, ma per gli altri ETS, in certi casi, diventa insostenibile. A mio parere, bisognerebbe semplificare al massimo l’informativa per gli ETS di modeste dimensioni, senza perdere di vista i contenuti di trasparenza. Mi auguro che il tempo faciliti una semplificazione delle norme a vantaggio di chi le deve applicare e di chi le deve controllare, ricordando il grande ed indispensabile ruolo che in Italia gli ETS svolgono e continuano a svolgere.

Comunicazione a cura della Redazione con il contributo di Aachen

2023-07-25T17:42:49+01:00Luglio 25th, 2023|Terzo Settore|
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